Cari lettori, oggi il blog del Gruppo Albatros ospita un’intervista che tocca corde profonde e necessarie. Racconti di relazioni sane e patologiche. Narcisismo, dipendenze e condotte precorritrici di femminicidio di Maria Grazia Spurio è un libro che nasce dall’incontro tra competenza clinica e scrittura narrativa, offrendo uno sguardo lucido e sensibile sulle dinamiche relazionali più complesse e dolorose del nostro tempo. In questa riedizione, l’Autrice – psicoterapeuta con una lunga esperienza professionale e umanitaria – accompagna il lettore in un percorso di consapevolezza ed empatia, dove le storie diventano strumenti di comprensione, prevenzione e responsabilità emotiva. Le abbiamo rivolto alcune domande per approfondire il cuore del suo lavoro e il messaggio che desidera trasmettere.
Da cosa nasce l’esigenza di tornare su Racconti di relazioni sane e patologiche con una nuova edizione e quali cambiamenti riteneva fondamentali introdurre?
La prima edizione di “Racconti di relazioni sane e patologiche” è composta da tre libri: “Incontriamoci in un sogno”, “Destino e volontà” e “Cerchi sul lago del tempo”. Attraverso i tre lavori si snoda il racconto della vita di persone reali e delle relazioni che nascono tra loro. A volte si tratta di rapporti sani e gratificanti, ma, molto spesso, sono descritti incontri tossici, devianti e dannosi fino al patologico e criminale. La narrazione che ne scaturisce risulta fortemente impattante, perché si confronta con temi di scottante attualità quali femminicidio, narcisismo, dipendenze e ideazione suicidaria, per citarne alcuni. Dunque, la particolare intensità emotiva dei temi, come pure il linguaggio utilizzato in alcune descrizioni, conduce, oltre che alla voluta sensibilizzazione verso gli argomenti, anche a una reazione fortemente emotiva, determinando nei lettori più sensibili un turbamento eccessivo. Da qui è nata l’esigenza di realizzare il libro “Racconti di relazioni sane e patologiche”, quale nuova edizione dei precedenti tre, per introdurre alcuni fondamentali cambiamenti. Alcuni passaggi della storia sono stati riscritti omettendo particolari non fondamentali al racconto e modificando, nel contempo, un linguaggio troppo esplicito. Lo scopo della nuova edizione è stato quindi pienamente realizzato, cioè quello di attivare una importante consapevolezza delle dinamiche che intercorrono nelle relazioni umane, attraverso la lettura coinvolgente e realistica del libro, evitando, al contempo, di turbare eccessivamente il lettore e di conseguenza consentendo a un pubblico più ampio ed eterogeneo l’accesso ad allarmanti situazioni purtroppo molto attuali.
Nel libro la narrazione si intreccia strettamente con temi clinici complessi come il narcisismo e la dipendenza affettiva: come ha lavorato per mantenere un equilibrio tra rigore professionale e coinvolgimento emotivo del lettore?
Mantenere un equilibrio tra rigore ed emozioni ha rappresentato, nella stesura del libro, una vera e propria sfida. L’approccio nel trattare temi quali femminicidio, narcisismo e dipendenza affettiva richiede, ovviamente, un rigore professionale irrinunciabile. L’obiettivo del lavoro non voleva essere, però, semplicemente quello di scrivere un saggio sull’argomento, piuttosto quello di coinvolgere il lettore per stimolare il suo desiderio di non essere solo spettatore passivo di eventi crudeli, piuttosto, invece, eticamente coinvolto nella prevenzione. Dunque, per mantenere un equilibrio tra rigore scientifico e coinvolgimento emotivo, ho scelto di non trattare i temi clinici complessi considerati nella forma di saggio divulgativo, ma esporre gli argomenti attraverso le storie di persone vere, con fatti realmente accaduti. È evidente che la ricerca pura condotta tra le mura di un laboratorio garantisce rigore, attendibilità, ripetibilità e validazione dei dati, ma non sempre rende ragione del sostanziale. È solo nella vita reale, dove le esistenze si intrecciano, lontano dai casi “puri” e dove si presentano fattori intervenienti spesso imprevedibili e imprevisti, che si comprende l’esatta natura delle dinamiche sottostanti alle condotte devianti. Del resto, solo in questo modo si può conseguire quello che rappresenta uno degli scopi del libro: il coinvolgimento del lettore. Una implicazione affettiva è necessaria affinché corresponsabilizzazione, presa di coscienza e impegno si attivino. I fatti di cronaca nera ci hanno abituati a sentir pronunciare, da parte di amici parenti o vicini di casa, parole, nei confronti dell’autore di comportamenti devianti tipo: “sembrava una brava persona, salutava sempre …” Questo modo di esprimersi rivela un’assenza di connessione, seppur oggettivamente condizionata dal ruolo, per poter dare un aiuto alla prevenzione di fatti criminosi. Il libro vuole dare un contributo etico e sociale nell’ aiutare a individuare i segnali precorritori di condotte criminali. Ultimo aspetto che vorrei citare, per sottolineare l’importanza della sensibilizzazione nei confronti di tali fenomeni, è che, non è solo la responsabilità sociale a beneficiarne, ma è lo stesso lettore che può trovarsi coinvolto personalmente in una di queste situazioni. In questo ultimo caso la lettura delle storie dei personaggi, la comprensione delle credenze sottostanti e l’evoluzione della storia possono essere di grande aiuto. Dunque, tornando alla risposta alla domanda, è proprio la ricerca dell’armonia tra il rigore scientifico e il coinvolgimento emotivo a garantire il successo del lavoro nei termini descritti.
I personaggi dei suoi racconti sembrano vivere esistenze “parallele” e interconnesse: che ruolo ha questo espediente narrativo nella comprensione delle dinamiche relazionali?
Dal momento che il tema del lavoro è “Racconti di RELAZIONI…”, è necessario che lo svolgimento delle storie si realizzi attraverso l’espediente narrativo adatto. Nella realtà, viviamo la nostra esistenza si da soli, ma anche in parallelo con quella di tanti altri. Spesso siamo soli con noi stessi, con la nostra personale lettura del mondo e con la favola che ci raccontiamo e che abbiamo dentro. Molte altre volte, abbiamo bisogno che qualcuno, dall’esterno, ci racconti e ci spieghi la nostra favola. Le persone che ci vivono accanto, infatti, spesso sperimentano la nostra stessa realtà in un modo completamente diverso. Il percepito non è mai identico a quello di un’altra persona, perché la nostra esclusiva visione del mondo e di noi stessi è influenzata dal proprio personale universo, formato da uno sciame di fattori, quali codice genetico ed epigenetico, esperienze vissute, persone incontrate, etc. Quindi, quando due o più esistenze si intrecciano in modo significativo, non sono più semplicemente parallele, ma si interconnettono, influenzandosi a vicenda. In questi casi viviamo in uno spazio sospeso, la bolla in cui siamo si allarga, come canticchia la protagonista in uno dei capitoli iniziali del libro, e le storie si interconnettono. L’espediente narrativo di entrare nella personale bolla dei personaggi più importanti facilita l’immedesimazione e va verso la comprensione di un mondo diverso. Quando il focus narrativo si espande includendo altri personaggi, l’attenzione si sposta rendendo conto delle dinamiche relazionali.
Affrontare condotte precorritrici di femminicidio richiede grande attenzione etica: quale responsabilità sente come autrice e come psicoterapeuta nel trattare temi così delicati?
Come accennavo precedentemente, un comportamento deviante è generalmente preceduto da una serie di condotte e di segnali. Per quanto riguarda dunque la responsabilità che sento come ricercatrice clinica e autrice, si tratta di lavorare ad un percorso letterario che porti a cogliere, e non ignorare, i segnali che precedono e accompagnano il manifestarsi delle condotte criminali. In questo modo non ci sentiremo più un semplice astante rassegnato alle sofferenze ma, compatibilmente con quello che possiamo, potremo dare un contributo significativo. Questo significa attivare la responsabilità di riuscire a cogliere e segnalare condotte precorritrici, che possono riguardare un vicino di casa, la cameriera di un ristorante che frequentiamo, la commessa di un negozio, un’amica, un parente, insomma, tutto il microcosmo delle persone che ogni giorno incontriamo. La questione fondamentale riguarda, in ultima analisi, anche noi stessi. La protagonista principale del libro, una donna affermata e di successo è, malgrado la sua preparazione e posizione di privilegio, lei stessa vittima di una dipendenza fuorviante. Un bisogno compulsivo nascosto che comprende di avere solo molto tardi. Una dipendenza quindi, che, nonostante sia brillantemente preparata ad aiutare altri, le conferisce qualche punto cieco. Per il lettore, apprendere attraverso la vita e le esperienze dei protagonisti del libro, è molto impattante, proprio per le implicazioni emozionali di cui parlavamo, rispetto al semplice leggere un saggio o un testo accademico.
Che tipo di consapevolezza o cambiamento spera di attivare in chi legge, soprattutto in relazione alla prevenzione e al riconoscimento dei segnali di relazioni patologiche?
La consapevolezza che spero di attivare nel lettore è di due tipi: una di tipo personale e una sociale. Quando parlo di consapevolezza personale mi riferisco al fatto che tutti noi abbiamo qualche forma di dipendenza o disagio che, consapevolmente o meno, influisce nelle nostre scelte e decisioni. A volte il disagio è evidente, altre volte meno; nel libro, attraverso le storie dei personaggi, viene rappresentata una gamma esaustiva delle varie difficoltà comportamentali, con i rispettivi esiti. Per fare alcuni esempi: Scarlett è una giovane e bellissima attrice, che però manifesta evidenti debolezze e dipendenze. Per questo motivo diventa il bersaglio di uno psicopatico narcisista. La consapevolezza, solo molto superficiale, della sua situazione psicologica, la conduce tristemente ad assecondare il narcisista. La limitata coscienza del problema la rende infatti vulnerabile ad una manipolazione distruttiva con le conseguenze negative più estreme. La mancanza di autostima rende un brillante professionista di nome Noah succube di una famiglia ingrata. La sua è, al contrario di Scarlett, una storia di cambiamento positivo, che dimostra come la conoscenza acquisita della difficoltà può rinnovare la vita personale e professionale e rendere più liberi e forti. Ci sono ancora molte altre storie nel libro, che dimostrano quanto la consapevolezza sia legata al cambiamento. Patricia, un altro personaggio del libro, è un’anziana signora privata della salute e delle risorse materiali e sociali a seguito di un grave errore commesso. Grazie ad un incontro insperato, riesce a riappropriarsi della sua vita. Ma la domanda è: dal momento che sono state le circostanze fortuite a restituirle dignità e non la comprensione del tipo di debolezza che l’aveva resa vittima nel passato, quanto riuscirà a non ricadere nella stessa trappola, qualora circostanze simili si ripresentassero? Le storie di questi ed altri personaggi stimolano un riconoscimento soggettivo delle fragilità personali che predispongono a relazioni disfunzionali o patologiche. Accanto a questa sollecitazione individuale al cambiamento, c’è anche l’intento di stimolare una sensibilizzazione sociale. Come ho introdotto precedentemente, non viviamo un’esistenza solitaria ma, nel corso della nostra vita, entriamo in contatto con un microcosmo di altre persone, i nostri cari, gli amici, colleghi, conoscenti, vicini di casa e così via. Riuscire a riconoscere, negli atteggiamenti di chi incrocia la nostra strada, i segnali di comportamenti disfunzionali, ci mette nella condizione di non essere più inconsapevoli e inermi spettatori di sofferenza. Fino a che punto possiamo intervenire? Su quali strumenti possiamo contare? Le storie delle relazioni tra Gwenda e Noah, Jeremy, Tancredi, Scarlett, Teresa e altri, conferiscono a “Racconti di Relazioni Sane e Patologiche” un grande valore etico e sociale per chi saprà coglierne il significato.
Ringraziamo Maria Grazia Spurio per aver condiviso con noi il suo sguardo profondo e umano su relazioni che spesso fanno male, ma che possono diventare occasione di comprensione e trasformazione. Racconti di relazioni sane e patologiche non è solo una raccolta di storie: è un invito a guardarsi dentro, a riconoscere i segnali, a coltivare relazioni più consapevoli e rispettose. Un libro che educa, accoglie e responsabilizza, ricordandoci che la conoscenza è uno dei primi strumenti di cura. A voi lettori, l’augurio di una lettura intensa e necessaria.
