Cari lettori, un luogo si può conoscere in molti modi: camminando tra le sue strade, osservandone l’arte, ascoltandone le storie. Ma c’è un modo ancora più affascinante per scoprirlo: lasciarsi guidare dalla fantasia. È proprio questo il viaggio che ci propone Vittoria Calafati nel suo libro Il Tesoro di Paolo Guinigi. Un viaggio fantastico nella città di Lucca, un racconto capace di intrecciare storia, arte e avventura, invitando grandi e piccoli a guardare la città con occhi nuovi e curiosi. Attraverso la voce di nonna Anna e l’entusiasmo dei suoi nipoti, Lucca diventa un luogo magico, dove anche un dettaglio scolpito nel marmo può trasformarsi nella chiave di un segreto antico. Abbiamo incontrato l’autrice per farci raccontare come nasce una storia capace di trasformare una visita in un’indimenticabile avventura.
Il Tesoro di Paolo Guinigi unisce fantasia e storia reale: come è nato questo equilibrio tra immaginazione e rigore storico?
Ricordo la prima volta ho fatto una visita guidata a Lucca per bambini: era una quinta elementare. Dopo essermi presentata mi sono bloccata. Guardavo gli occhi di quei bambini curiosi ed impazienti di sentire una storia su Lucca ed io mi sono chiesta: “oh, caspita…loro non hanno un background culturale come gli adulti. Come faccio a spiegare la storia ed i fatti?” In quel periodo non ero ancora mamma e quindi non sapevo ancora bene come relazionarmi con le domande e le curiosità dei bambini ma amo il fantasy, le storielle e le filastrocche. Mi sono immersa nei miei ricordi di bambina: all’improvviso la visita della città è esplosa in una serie di racconti e aneddoti che abbinavo a personaggi di fantasia ispirati proprio dalle osservazioni di quei bambini. È stato un successo ed io mi sono divertita tantissimo. Così ho proseguito a coinvolgere nei miei tour con bambini l’immaginazione e la realtà. In seguito, i miei due figli mi hanno insegnato come combinare le due cose. Ci siamo divertiti a creare personaggi fantastici ispirati però dalla realtà documentata. Credo sia importante attenersi ai dati storici ma è pure divertente inserire nella storia qualche pizzico di fantasia. In questo modo il racconto si ricorda meglio e si apprezza di più.
Lucca è molto più di uno sfondo narrativo: che ruolo ha la città all’interno del racconto e cosa rappresenta per lei, personalmente?
Lucca mi ha cresciuto professionalmente. Fare la guida turistica della città mi offre la possibilità di capire perché una chiesa è decorata con animali fantastici o un palazzo è decorato con figure floreali. Sono esattamente questi particolari che permettono alla fantasia di viaggiare oltre i confini. Racchiusa nel suo arborato cerchio di mura antiche, Lucca mantiene un’atmosfera storica ancora visibile nelle stratificazioni architettoniche: è affascinante scoprire le dritte stradine della fondazione romana così come le tortuose strade medievali e il rigore neoclassico. I vicoli, le stratificazioni storiche, le torri medievali, i palazzi settecenteschi e soprattutto l’indipendenza della città sono ingredienti perfetti per uno sfondo narrativo. Tutti questi elementi ed altro hanno mantenuto viva la mia curiosità stimolando la ricerca storica. Ciò permette di combinare immagini fantastiche in un ambiente reale. Non è un caso che il fumetto e la fantasia siano protagonisti di una delle fiere più visitate in Europa, la Lucca Comics and Games. La città ha svolto, e svolge, un ruolo importante nella mia formazione culturale e continua ad offrirmi opportunità di crescita professionale. Insomma, è una bella città. Un’altra cosa che adoro è vedere la meraviglia, l’entusiasmo e l’ammirazione negli occhi dei miei turisti. Questo aumenta la gioia del mio lavoro.
I protagonisti sono bambini accompagnati da una nonna speciale: perché ha scelto proprio questo punto di vista per guidare i lettori nella storia?
La nonna è la mia mamma, la quale mi ha trasmesso la curiosità e voglia di scoprire nuove mete e nuovi paesaggi. Mi è venuto spontaneo ripercorrere i momenti che ho trascorso con lei in giro per le città italiane. Ma non c’è solo lei. Pure il nonno, personaggio principale nel mio primo libro, rappresenta mio padre. Amante della conoscenza e dell’arte è lui che mi faceva notare da piccola i particolari sulle facciate di chiese e palazzi. I bambini sono i protagonisti principali perché riescono a fare domande particolari. Non avendo una conoscenza storica riescono a notare più cose di noi adulti. Nel mio lavoro di guida turistica, quando devo preparare una visita guidata porto con me i miei nipoti o altri bambini e chiedo loro: “cosa attrae la vostra attenzione? Cosa vedete?” Ecco, i loro occhi mi offrono spunti diversi da presentare. Grazie alla loro ingenuità, spontaneità e curiosità le cose da vedere assumono un punto di vista più interessante. Per questo motivo, credo che il libro possa essere adatto ai bambini fino a 99 anni.
La scoperta della chiave nascosta nella Cattedrale di San Martino dà avvio all’avventura: quanto è importante, secondo lei, il tema della curiosità nei giovani lettori?
La curiosità porta alla conoscenza e i bambini lo sanno benissimo. Basti pensare alla fase dei “perché” che inizia intorno ai 3 anni: essi bombardano gli adulti con domande sui perché del sole, vento, sul proprio corpo, regole e comportamento. Purtroppo, con la crescita per molti giovani la curiosità innata tende ad affievolirsi. Soprattutto nei giovani di oggi credo che l’uso passivo dei social (e/o internet) riduca la loro curiosità e lo stimolo della ricerca. È importante, secondo me, tenere alta questa curiosità e trovare il modo per stimolarla. Durante i miei tour cerco non solo di fornire passivamente informazioni ma chiedo ai miei giovani turisti di farmi domande; possono chiedere qualsiasi cosa perché non esistono domande stupide. Devono guardarsi intorno e porre delle domande tipo “perché c’è quella colonna all’angolo della piazza” oppure “perché il marciapiede è di questa pietra”. Ed ecco che il mio libro inizia con domande che la nonna pone ai bambini. La risposta è appositamente non completa perché deve stimolare un’altra domanda. Tutte le domande sono reali, cioè, sono domande veramente poste dai bambini.
Da guida turistica e storica dell’arte, come cambia il suo modo di raccontare i luoghi quando lo fa attraverso una storia fantastica?
Credo che ogni luogo in ogni città abbia un potenziale fantastico. Come guida turistica e storica dell’arte la prima cosa che faccio è cercare una fonte documentaria sul luogo o monumento. Parto dunque dalle sue caratteristiche reali compreso personaggi che vi hanno vissuto, piante che lo hanno decorato e formazioni del terreno. Ricerco poi le leggende e gli antichi detti popolari parlando con gli abitanti più anziani. Il resto poi viene spontaneo: la mia fantasia già dal primo momento ha iniziato il suo viaggio e la storia fantastica si scrive da sola. Non sempre uso la mia storia fantastica durante una visita guidata: tutto dipende dal tipo di tour. Quando però posso raccontare i luoghi attraverso la mia storia fantastica quasi mi trasformo: divento un’ attrice e mi diverto un sacco.
Ringraziamo Vittoria Calafati per averci accompagnato in questo viaggio tra marmo, storia e immaginazione, ricordandoci che ogni città custodisce tesori visibili e invisibili, pronti a rivelarsi a chi sa osservare con stupore. Il Tesoro di Paolo Guinigi non è solo un libro, ma un invito a riscoprire Lucca – e i luoghi che amiamo – con lo sguardo curioso di chi è sempre pronto a vivere una nuova avventura. Cari lettori, siete pronti a cercare la vostra chiave segreta?

È molto interessante
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