GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: POMERIGGI DI AMORE SOSPESO – Stefania Lucchetti

Dopo averci conquistati con le sue precedenti raccolte, Macchie di caffè sui miei libri e La poesia è cyberpunk, torna sul nostro blog Stefania Lucchetti con un nuovo, intenso lavoro poetico: Pomeriggi di Amore Sospeso. In questa silloge bilingue, l’autrice ci invita a esplorare le stagioni dell’amore coniugale, tra gesti quotidiani, fragilità condivise e momenti di rinnovata intimità. Con la sua scrittura limpida e musicale, Stefania Lucchetti ci accompagna in un viaggio dentro la forza silenziosa della dedizione e nella bellezza del tempo vissuto insieme. Abbiamo avuto il piacere di dialogare ancora una volta con lei per scoprire l’anima di questa nuova opera.

“Pomeriggi di Amore Sospeso” racconta l’amore nella sua verità quotidiana, fatta di gesti semplici e di emozioni sospese. Da dove nasce il desiderio di esplorare proprio questa dimensione così intima e reale del sentimento?

Fin da quando ho iniziato a scrivere poesia, sono stata attratta non tanto dalla celebrazione dell’amore ideale o mitico, quanto piuttosto dal momento in cui l’amore si fa carne, si inserisce nella trama della vita quotidiana.  In “Pomeriggi di Amore Sospeso” ho voluto indagare quel punto di equilibrio in cui l’amore non è più novità ma un’esperienza che richiede scelta, impegno, presenza. La quotidianità assume così un valore poetico: non perché sia banale, ma perché è terreno – fertile e imperfetto – in cui la relazione si trasforma, si conserva, si rinnova. Non volevo raccontare l’amore come pura ispirazione o travolgimento emozionale, ma come viaggio che prosegue anche quando le luci sono accese sulle imperfezioni reciproche, i gesti sono conosciuti, quando l’eco dell’inizio si attenua e rimane la dedizione di un progetto condiviso, anche nelle difficoltà e nella mancanza di tempo. In questo senso, la sospensione del pomeriggio – del tempo in cui tutto rallenta leggermente – è metafora di un momento in cui ci si ferma, ci si guarda, ci si riconosce, senza la fretta dell’alba o la distrazione della sera piena.

Nei tuoi versi si percepisce un ritmo lento, quasi contemplativo, che restituisce la cadenza di un amore maturo. Come hai lavorato sul tempo poetico per tradurre in parole questa sospensione emotiva?

Ho cercato di lasciarmi guidare dalla misura, dal ritmo che nasce dall’osservazione dei gesti e del non detto tanto quanto dalle parole stesse. Nell’amore maturo – o in via di maturazione – si costruisce una dilatazione del tempo: le emozioni non sempre vengono trasmesse immediatamente, e non sempre sono semplici e facilmente comprensibili. C’è quindi uno spazio tra il sentire e l’azione. In poesia, questa dilatazione può tradursi in pause, in versi che respirano, in immagini che non corrono ma si aprono lentamente per dischiudere una realtà diversa da quella iniziale. Ho lavorato dunque sul ritmo interno dei versi, scegliendo termini che portassero con sé una lentezza, un respiro, un’attesa.  Ho lasciato spazio perché il lettore potesse entrare in quella “durata” di cui parla l’amore che resiste e si rinnova. Il bilinguismo stesso (italiano/inglese) ha aiutato: la variazione linguistica introduce un gioco di tempo, di eco, di riflesso che contribuisce a questa dimensione contemplativa.

La raccolta è bilingue, in italiano e in inglese: una scelta che apre la poesia al dialogo tra culture e sensibilità diverse. Quale valore assume per te il bilinguismo nella scrittura poetica?

Il bilinguismo non è solo una scelta tecnica, ma un gesto di apertura e di doppia appartenenza: appartengo al mondo italiano – con la mia formazione, la mia cultura classica, la mia lingua madre – ma ho vissuto per lunghissimo tempo in contesti internazionali, ho respirato altre lingue, altri modi di sentire, pensare, relazionarmi con le parole. Usare l’italiano e l’inglese significa offrire due “finestre” sull’esperienza poetica: ciascuna lingua porta con sé accenti, silenzi, musicalità, valenze semantiche differenti. In “Pomeriggi di Amore Sospeso”, questo dialogo linguistico rispecchia anche l’amore che non si consuma in una sola dimensione, ma dialoga con l’altro – e con l’altro come alterità, come differenza che arricchisce. La presenza dell’inglese è dunque non solo “traduzione”, ma riscrittura, eco, riflessione. Permette anche al lettore internazionale di entrare nella poesia senza mediazioni, ma con quelle sfumature che ogni lingua conserva. Sul piano creativo, il bilinguismo significa sfidare me stessa: trovare la parola giusta in due sistemi linguistici, rispettare il tempo, il ritmo e la musicalità di ciascuna lingua. È anche una forma di “ponte”: tra culture, tra sensibilità, tra lettori diversi. Per me ha un valore di comunità e di scoperta.

Nei tuoi testi emerge una riflessione sulla trasformazione dell’amore nel tempo: tra incanto e disincanto, tra presenza e assenza. C’è un verso o un’immagine che per te racchiude il senso più profondo di questa evoluzione?

Sì – se dovessi scegliere un’immagine che riassuma questo cammino, sceglierei alcuni dei versi della poesia Nelle tue braccia

“Eppure, tu mi dici che mi ami ancora,

che mi sceglieresti senza esitazioni ad ogni ritorno,

cresceresti con me, di nuovo, in ogni tempo, i nostri figli

la nostra vita, sempre al centro.”

In queste parole c’è la consapevolezza che l’amore muta e si trasforma nel tempo: assume nuove forme, attraversa le difficoltà, sopravvive alle fratture. È un amore che non vive più nell’incanto dell’illusione ma nella scelta di tenerlo sempre al centro del proprio cammino.

Dopo aver attraversato temi come la creatività, la tecnologia e ora l’amore nella sua maturità, quale direzione senti che prenderà la tua ricerca poetica nei prossimi progetti?

Credo che la poesia non segua un percorso lineare, ma risponda a ciò che la vita propone, a ciò che il mondo mostra. Dopo aver esplorato la creatività, l’umanesimo tecnologico e l’amore nella sua dimensione matura, sento il desiderio di un’indagine che potremmo definire “storica”: capire come il tempo trasformi non solo i sentimenti verso gli altri, ma anche la relazione con noi stessi. Potrei avventurarmi verso temi che incrociano la poesia con il corpo, con l’eros, con la luce che ricompare dopo l’ombra; oppure con l’idea della comunità e della co-abitazione nel mondo contemporaneo: come tra la tecnologia e alla globalizzazione, cerchiamo luoghi di appartenenza e di relazione autentica. In ogni caso, vorrei che la mia scrittura rimanesse uno strumento di rivelazione: vorrei trovare sempre nuove parole per raccontare la realtà non detta e non raccontata, restando però accessibile, in modo che i miei libri parlino veramente al cuore di chi legge come compagni di conversazione e di pensiero.

Con Pomeriggi di Amore Sospeso, Stefania Lucchetti ci ricorda che l’amore non è un sentimento statico, ma un cammino fatto di scoperte e di scelte quotidiane. La sua poesia, calda e luminosa, ci invita a sostare nei silenzi e nelle sfumature della vita a due, a ritrovare la bellezza del tempo condiviso. Ringraziamo Stefania per essere tornata a dialogare con noi e vi invitiamo, cari lettori, a lasciarvi trasportare anche voi nei suoi pomeriggi sospesi, dove ogni parola è un gesto d’amore che resiste al tempo.

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