Cari lettori, oggi vi invitiamo a un viaggio profondo e riflessivo tra le pagine di Il collezionista di cristalli di neve, l’intensa opera autobiografica di Roberto Amati. Con una scrittura lucida e introspettiva, l’autore ci accompagna in un percorso che indaga la condizione umana nei suoi aspetti più complessi: la solitudine, il dolore, la follia, ma anche la ricerca di senso e la sottile ironia che può ancora salvarci. Attraverso la lente di un uomo che ha attraversato il mondo della cultura e dell’educazione, scopriamo una narrazione che non ha paura di guardare in faccia la verità, anche quando fa male. Ecco cosa ci ha raccontato Roberto Amati in questa intervista esclusiva per il blog del Gruppo Albatros.
Da dove nasce l’esigenza di scrivere Il collezionista di cristalli di neve e cosa rappresentano per lei questi “cristalli”?
Posso affermare senza dubbio che l’emozione che nasce improvvisamente in un momento di debolezza o d forza, parte esplodendo alla percezione visiva od emotiva da una umile cosa, da un normale fatto, da un sasso o da un virgulto e bisogna scriverla quell’esplosione per non dimenticare quel momento ma forse si dimentica lo stesso. Il cristallo di neve ci somiglia: bello, geometrico, razionale ma la sua essenzialità è fragile come l’universo.
Nel libro affronta temi come la morte, la solitudine e la follia. Come è riuscito a trovare il giusto equilibrio tra introspezione e distacco narrativo?
Vedere in faccia l’anima e raccontarla passa attraverso una forma di comunicazione catalitica o mitica che è la parola e questa non riuscirà mai ad essere una spiegazione esterna. Non ho i geroglifici giusti.
Il suo percorso professionale nel campo dell’istruzione e dei beni culturali emerge in filigrana tra le pagine del libro. In che modo questa esperienza ha influenzato la sua scrittura?
La mia attività professionale è stata sempre a contatto con le persone organizzando e organizzando, musica teatro, cinema soprattutto con i giovani. In questo caso la mia scrittura ha risentito molto della necessità della comunicazione popolare per poter avvicinare e trasmettere agli altri che le biblioteche, gli archivi e i teatri sono l’unico nostro rifugio quando la vita fa piangere nascosti in un angolo buio.
La sua opera si distingue per un linguaggio preciso e ricco di riferimenti filosofici e letterari. Quali autori o pensatori sente più vicini al suo modo di osservare la realtà?
Anche Salgari mi aveva aperto un mondo affascinante dell’avventura senza requie e la fantasia, fata magica anche della mia scrittura, può scaturire e fare un linguaggio di rune magiche. Ho letto molto da giovinetto e scrivevo molte poesie. Non c’era la televisione. Ho letto moltissimi scrittori stranieri come Dostoevskij, Montaigne, Gogol, Swift, Eca de Queiroz, ma soprattutto mi affascinava il teatro drammi di Strindberg, la commedia dell’arte con Goldoni, e poi oggi Eco, Bauman. Sono affascinato dalle maschere e dal circo con le sue tristezze, la sua finzione e la sua realtà.
Guardando al futuro, pensa che continuerà a scrivere o questo libro rappresenta per lei un punto d’arrivo, una sorta di bilancio esistenziale?
Sto terminando una lunga riflessione di tipo sociale politico storico in cui l’homo sapiens sapiens è descritto nelle sue scelte agganciando, cosa negata da tutti, la storia a questi aspetti che umilmente cerco di rappresentare
Ringraziamo Roberto Amati per aver condiviso con noi la sua visione lucida e toccante sull’esistenza. Il collezionista di cristalli di neve è un libro che invita a fermarsi, a riflettere e a guardare dentro sé stessi, anche quando il paesaggio interiore appare gelido o frammentato. Vi invitiamo a scoprirlo e a lasciarvi trasportare dalle parole di un autore che ha saputo trasformare la fragilità in consapevolezza e il pensiero in poesia.
