Cari lettori, oggi vi invitiamo a entrare in una storia che profuma di asfalto, di stadio, di vita vissuta senza filtri. Una storia vera, forte, che nasce tra le vie di Primavalle, nel cuore pulsante di una Roma degli anni Novanta segnata da contrasti, passioni e sogni testardi. Massimiliano De Santis, autore di Mi racconto così, ci apre le porte del suo passato — un passato fatto di errori e rinascite, di dolore e di consapevolezza — per ricordarci che anche dalle strade più difficili possono nascere grandi lezioni di vita. Con lui abbiamo parlato di libertà, di riscatto e di quella fortuna che, a volte, si nasconde dietro le prove più dure.
Massimiliano, nel tuo libro scrivi di essere cresciuto “troppo presto e troppo da solo”. Qual è stato il momento in cui hai sentito davvero di dover diventare grande?
Io sono dovuto diventare grande subito, da dove vengo io è una giungla e se non sai difenderti vieni mangiato; bisogna crescere, fare esperienza e sapersi difendere ed attaccare.
Primavalle è più di uno sfondo: è un personaggio vivo del tuo racconto. Quanto ha inciso quel quartiere, con la sua durezza e la sua umanità, nella persona che sei oggi?
Molto: mi ha cresciuto, mi ha plasmato, mi ha fatto diventare parte di quello che sono. Insieme ad Ottavia sono i quartieri di Roma che mi hanno cresciuto, difeso, coccolato, protetto… mi hanno fatto diventare quello che sono.
Nel libro parli con sincerità anche dei momenti più bui — i domiciliari, la depressione. Cosa ti ha aiutato a risalire e a trovare la forza di raccontarti?
Il carcere e la malattia sono tutte brutte cose che, per fortuna, grazie a dio e alla mia forza, sono riuscito a superare. La forza di raccontarmi senza veli, senza vergogna, mi è venuta quando ero agli arresti domiciliari, c’era il Covid ed ero depresso; la mia idea, il mio pensiero è che se una sola persona al mondo compra il mio libro e gli può tornare utile nelle sue battaglie, io sono felice.
Lo sport, l’amicizia, la strada: in che modo questi elementi hanno rappresentato per te non solo un rifugio, ma anche una scuola di vita?
Tanto, forse tutto.
Mi racconto così è la tua prima pubblicazione. Che cosa speri arrivi ai lettori attraverso le tue pagine?
Non penso di essere uno scrittore, né voglio esserlo, sono un semplice ragazzo con un passato burrascoso che racconta la sua storia e la sua vita senza peli sulla lingua.
Ringraziamo Massimiliano De Santis per aver condiviso con noi il suo percorso di vita e di rinascita. Mi racconto così non è soltanto un’autobiografia, ma un viaggio sincero nella fragilità e nella forza di chi sceglie di non arrendersi. Se amate le storie autentiche, che sanno emozionare e far riflettere, questo è un libro che vi resterà dentro — perché, come ci insegna Massimiliano, anche da un’infanzia difficile può nascere la consapevolezza più luminosa: quella di avercela fatta, comunque.
