GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: LE MAMME EDUCATTIVE – Alida Agostini

Care lettrici e cari lettori, oggi vi portiamo dentro il mondo delicato e complesso della maternità attraverso lo sguardo sincero e profondo di Alida Agostini, autrice del libro Le mamme educaTTive. Un’opera che ci parla delle sfide quotidiane di ogni mamma, di quell’equilibrio precario tra i bisogni propri e quelli dei figli, e della consapevolezza, talvolta faticosa, di quanto sia difficile evitare gli errori del passato. Con un linguaggio autentico e storie di vita vera, Alida ci accompagna in un viaggio fatto di emozioni, riflessioni e crescita personale, mostrando quanto il ruolo materno sia anche quello di primo educatore, psicologo e guida. Siamo felici di poterle fare qualche domanda per scoprire di più su questo suo primo lavoro letterario e sulle ispirazioni che lo animano.

Cosa ti ha spinto a scrivere Le mamme educaTTive e qual è il messaggio principale che desideri trasmettere alle lettrici?

Ho scritto questa raccolta di brevi racconti principalmente perché mi piace scrivere, mi è sempre piaciuto e ho l’abitudine di tenere sparsi per casa quaderni e blocchetti su cui appunto pensieri, cose che non voglio dimenticare e fatti della giornata. Ho iniziato a far leggere qualche racconto alle mie amiche più care, che mi hanno ricambiato raccontandomi le loro avventure e disavventure con i figli. Mai avrei pensato di far leggere le mie cose ad altri oltre alla mia famiglia e ai miei amici, ma devo confessare che pubblicare qualcosa di mio è sempre stata un’ambizione tenuta nascosta molto in fondo, sotto tanti altri miei desideri. Ho pensato che 56 anni fosse una bella età per diventare un’autrice esordiente e, grazie all’incoraggiamento della mia famiglia e delle mie migliori amiche, ho deciso di non dare ascolto a quella voce dentro di me che diceva “non è abbastanza, non vali abbastanza”. Le mamme educaTTive non ha la pretesa di insegnare niente a nessuno, racconta storie realmente accadute, con un pizzico di ironia, divertimento e la speranza che chi lo leggerà possa riconoscersi o trovare qualcosa di familiare, sentirsi compreso, incoraggiato e mai giudicato.

Nel libro parli di come molte mamme, pur volendo evitare gli errori delle proprie madri, li ripetono o ne fanno di nuovi. Come si può affrontare questa “eredità” emotiva e educativa?

Credo che tutti siamo inevitabilmente il frutto della nostra storia, di ciò che è accaduto nella nostra infanzia e di quanto, nel bene e nel male, la relazione con i nostri genitori, nostra madre in particolare, ci ha lasciato in eredità. Allo stesso modo, sono convinta che più si è capaci di apprezzare con gratitudine quanto di bello abbiamo ricevuto e di perdonare quello che crediamo aver subito ingiustamente, più saremo in grado di assolvere noi stessi per gli inevitabili errori che facciamo a nostra volta. È abbastanza sciocco fare paragoni, ma poi c’è sempre qualcuno che li fa. Allora preferisco anticipare le mosse, mettermi al centro dell’osservazione e aspettare il verdetto.

Quanto è importante, secondo te, il riconoscimento della propria vulnerabilità nel percorso di genitorialità?

Riconoscere la mia vulnerabilità è stata la cosa più difficile da fare e lo è tutt’ora, anche in altri ambiti, così come in quello professionale. Fallire fa parte del tentare, ma se si fallisce nell’educare i propri figli, non sempre si ha la possibilità di rimediare, per questo è difficile riconoscerlo. Si sopporta meglio l’ineludibilità di una società avversa, di un mondo crudele e disumanizzato. Ma quando si riesce a guardare con coraggio e umiltà le proprie fragilità e le proprie imperfezioni, allora si riesce anche a chiedere scusa ai propri figli. I vantaggi sono tanti, da non credere! Prima di tutto, per noi mamme è confortante, non ci alleggerisce come chiedere scusa ad un fidanzato o a un amico, ma ci aiuta a sostenere il rimorso. È anche un modo efficace per dire ai nostri figli che abbiamo a cuore i loro sentimenti, non solo la loro salute e che vadano bene a scuola. Soprattutto, almeno credo, consentiamo loro di imparare, con l’esempio (che è sempre il modo migliore), a chiedere scusa a loro volta, a prendersi le proprie responsabilità e a scoprire che, poi, dopo non crolla la volta celeste, ma sorprendentemente ci si sente bene. Fra le cose più difficili da imparare c’è proprio il chiedere scusa.

Puoi raccontarci un episodio o una storia dal libro che ti ha particolarmente colpito o emozionato durante la scrittura?

Il racconto che preferisco di tutta la raccolta è “I primi cinque minuti”, che è l’unico fra i dieci ad essere perfettamente aderente ai fatti, autentico fino in fondo. Solo il titolo non è propriamente farina del mio sacco, l’ho preso in prestito a Eve Arnold (la ringrazierei personalmente, se fosse ancora in vita) che chiamò così il suo progetto fotografico che ritrae i primi momenti di vita dei bambini e delle loro madri, riuscendo a cogliere e a descrivere la tenerezza, lo stupore di quello speciale legame che immediatamente si crea, nel toccante tentativo, ben riuscito aggiungerei, di risolvere il suo personale trauma per aver subito un aborto spontaneo. Quando, dopo un lungo e sofferto travaglio, l’ostetrica mi mise fra le braccia mia figlia, sperimentai il mio primo senso di colpa nei suoi confronti, perché mi ritrovai a pensare: “Tutto qui? Dopo tutta questa fatica e dolore, questa brutta e chiassosa creatura?” Neppure mi sorprendevano questi pensieri, piuttosto mi parevano ipocriti tutti gli altri attorno a me, nonni, amici e soprattutto lui, il padre, che pareva trasfigurato dalla felicità che quella figlia gli dava per il solo fatto di esistere. Con il tempo ho capito che ciò che conta non sono le emozioni, ma quello in cui le emozioni possono trasformarsi, i sentimenti. Con il tempo ho imparato ad accettare di essere una madre imperfetta, perché di perfetto c’è solo l’amore, veramente bello è solo l’amore.

Quali consigli daresti a chi si sente sopraffatta dal ruolo di “prima educatrice” e psicologa per i propri figli?

Il mio consiglio è quello di uscire immediatamente da questi ruoli. La mamma fa la mamma e qualche volta quello che fa può assomigliare a una seduta dallo psicologo o a una lezione in classe, ma se la mamma ti spiega la fotosintesi clorofilliana non è educatrice, è sempre, comunque, soprattutto e prima di tutto mamma, una mamma che insegna. Decisamente non sono la persona più adatta a dare consigli. Potrei suggerire di fare quello che ho sempre fatto io con le mie amiche mamme (ma anche con i miei amici babbi!) davanti a una tazza di tè o di caffè e cioè confrontarsi e raccontarsi a vicenda, con sincerità e senza troppi pudori. Se gli amici sono amici veri, arriveranno consigli scontati e consigli non richiesti, suggerimenti audaci o pericolosi, battute di spirito e tanto altro, ma tutto, proprio tutto inzuppato di comprensione, complicità e sostegno. Queste pacche sulle spalle a volte sono più corroboranti del Ginseng rosso coreano e, se il mio libro facesse anche solo in parte questo effetto su qualche mamma, sarei davvero fiera di me e del mio lavoro!

Grazie, Alida, per aver condiviso con noi la tua esperienza e la tua sensibilità. Le mamme educaTTive si conferma un libro prezioso per tutte le donne che, nel delicato cammino della maternità, cercano conforto, consapevolezza e spunti di crescita. Ai nostri lettori consigliamo di immergersi in queste pagine per ritrovare un pezzo di sé, per riflettere e per riconoscere la bellezza di un ruolo che, nonostante le difficoltà, rimane uno dei più intensi e significativi della vita. Continuate a seguirci per nuove interviste e approfondimenti dal mondo della letteratura!

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