GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: AMARANTA, UN VIAGGIO TRA LE ONDE. FAVOLA PER SOGNATORI DI TUTTE LE ETÀ – Francesca Froglia

Oggi abbiamo il piacere di ospitare sul nostro blog Francesca Froglia, autrice del libro Amaranta, un viaggio tra le onde – Favola per Sognatori di tutte le età. Una storia poetica e avventurosa che ci accompagna alla scoperta del mare, dei sogni e del coraggio di seguire la propria voce interiore. Attraverso la protagonista, una giovane manta desiderosa di andare oltre i confini noti, l’autrice ci guida in un viaggio simbolico ricco di emozioni, incontri e riflessioni. Pedagogista, attrice e formatrice teatrale, Francesca Froglia fonde nella scrittura la sua esperienza artistica e umana, regalando ai lettori un racconto che parla tanto ai bambini quanto agli adulti. In questa intervista, ci racconta com’è nato questo progetto, quali sono i suoi significati più profondi e cosa rappresenta per lei il viaggio, dentro e fuori di sé.

Amaranta nasce come spettacolo teatrale. Qual è stato il passaggio creativo che ti ha portato a trasformarlo in un libro?

Quello che mi ha spinto a iniziare a lavorare sulla “versione libro” di questa storia credo siano stati i feedback che ho ricevuto dalle persone durante e dopo ogni replica dello spettacolo. Adulti e bambini mostravano sempre una grande risonanza con diversi passaggi e temi proposti in scena, così ho cominciato a pensare che i messaggi che porta questa favola meritassero di essere trasposti in una forma scritta, che potesse rappresentarne un ulteriore veicolo di diffusione. Fermare con l’inchiostro sulle pagine quello che prima esisteva solo nella forma mutevole che lo spettacolo teatrale ha per sua natura, è stato un ulteriore “viaggio nel viaggio”, molto interessante. E poi mi piace l’idea che chi viene a vedere lo spettacolo possa portare in qualche modo a casa con sé la storia anche attraverso il libro, tornarci su quando ne ha voglia, oppure farla circolare regalando il libro o leggendolo a qualcuno che gli stia a cuore. D’altronde, per fare un esempio che è, direi, un bell’archetipo, anche una nonna che legge un racconto ai propri nipoti, sta già facendo teatro.

Il personaggio di Ama incarna la curiosità, il coraggio e la voglia di scoprire il mondo. In che modo ti rispecchi in lei?

C’è tanta Francesca in Amaranta, e tanta Amaranta in Francesca, per fortuna. È proprio come se Ama rappresentasse la parte migliore di me. Quella che si permette di seguire i propri sogni e di crederli realizzabili, quella che tiene il Cuore come direzione della propria strada, quella che è riuscita a tenere accesa la propria Luce anche quando intorno tutto sembrava molto buio. Quella che fa dell’entusiasmo e della gioia i propulsori che fan sembrare meno faticoso perfino nuotare contro corrente. Quella che si permette di guardare il mondo con gli occhi della meraviglia, e che per questa ragione può trovare la meraviglia ovunque. La cosa che mi piace di più di Amaranta è che man mano impara a cercare le risposte ai propri perché senza farsi soffocare dalla fretta di trovarle, così mi piace di me quando riesco ad essere quella che si permette anche di godersi il viaggio. Amaranta è la versione di me che vorrei essere sempre capace di incarnare. Quando mi sento persa, mi aiuta ricordarmi di lei, del suo amico Pesce degli Abissi e dell’Isola Cuore.

Il Mare, nella tua storia, è molto più di un ambiente: è un personaggio vivo, ricco di insegnamenti. Che rapporto hai tu con la Natura e con il Mare in particolare?

I miei avi da parte di padre erano pescatori, i miei genitori entrambi biologi marini. Sono cresciuta dentro al Mare e con il Mare dentro. Percepisco il Mare come uno Spirito potente e protettivo, lo amo e lo rispetto profondamente. E il Mare è uno specchio, tutti siamo fatti di tanta acqua, e come acqua si muovono e cambiano le nostre emozioni. C’è in questo mio riconoscermi nel Mare un profondo senso di identità, e amore. Ogni volta che incontro il Mare, ha un effetto pacificante su di me. Per quanto alte siano le mie onde interne, oppure le sue, spinte da venti impetuosi, il Mare mi riporta sempre in equilibrio.  La stessa connessione profonda e pace la provo quando cammino in un bosco, quando incontro lo scorrere di un fiume, oppure quando la mattina in città sento cantare i passerotti. Mi ferisce tanto vedere la natura inquinata, rovinata e poco rispettata. Credo che oggi come oggi sia fondamentale rieducarci tutti insieme, grandi e bambini, a passare più tempo a contatto con la profonda bellezza della natura perché, se tutti la percepissero e se ne sentissero parte, sarebbe più facile, credo, comportarsi più responsabilmente, a partire dai piccoli gesti quotidiani. Faccio un esempio: com’è possibile andare a fare una gita in montagna, e lasciare l’immondizia sul sentiero? Andare al mare e buttare il filtro della sigaretta nella sabbia? Questi gesti apparentemente piccoli e banali a me raccontano di una profonda disconnessione tra gli esseri umani e la Madre Terra. Nessuno butterebbe un mozzicone a terra nel corridoio di casa di un amico che ci ha invitato a pranzo, giusto? Eppure, si va a fare un picnic in un prato, perché ancora almeno un pochino si sente il bisogno di stare in natura, magari ci si meraviglia della trasparenza di un ruscello o si osservano per un attimo i colori delle ali di una farfalla…e poi tac! Un attimo dopo si butta a terra il mozzicone o una bella confezione di plastica …. nel corridoio di casa di un amico no, ma ovunque sul Pianeta che ci ospita si…a me questo sembra così tanto assurdo. Allora cerco di comprendere come possa accadere, e l’unica ragione che trovo è che molti esseri umani sono ormai completamente sconnessi dalla natura, non percepiscono che ne facciamo parte: manca il senso di appartenenza al mondo. Credo sia imprescindibile oggi ristabilire un modo di vivere su questo pianeta che sia più armonioso ed in equilibrio con la natura. Come? Ognuno inizi a fare quel che può, senza nascondersi dietro i “tanto ormai” e i “che differenza vuoi che faccia se io da solo…”. Ognuno faccia del proprio meglio, senza aspettare che siano gli altri a cambiare, prima di cambiare noi. Un grande psico-pedagogista, J. Piaget, sosteneva già prima della metà del secolo scorso che l’intelligenza umana non è un dato di fatto ma una forma di costante e continuo processo di adattamento all’ambiente… e a me sembra evidente che non sia una forma efficace di “adattamento” quella che devasta l’ambiente in cui si vive, la terra che ci nutre, l’acqua che ci disseta, l’aria che respiriamo. Ecco, io credo che dovremmo rimettere questo tipo di intelligenza “adattiva” al timone del progresso, perché non si può considerare un progresso ciò che distrugge la nostra casa anziché proteggerla. L’Uomo è parte dell’ecosistema, non ne siamo i padroni, non ne siamo gli “utilizzatori”, siamo una parte: siamo attori con un ruolo di co-protagonisti, assieme a tutti gli altri esseri viventi. Passatemi la metafora teatrale: siamo chiamati a fare la nostra parte, umilmente, e con amore, altrimenti possiamo anche ritirarci dalla scena, lo spettacolo può andare avanti anche senza di noi. Così, questa storia, che, quando è nata si proponeva di parlare di sogni e della strada che può portare ciascuno a scoprire sé stesso, ha finito col parlare anche di parchi marini protetti. Ad un certo punto della creazione dello spettacolo è stato necessario che Ama incontrasse anche l’uomo, e che all’uomo questo libro parlasse anche di quanto possiamo fare per proteggere e prenderci cura del Mare e della Terra. Che poi è il modo migliore che abbiamo per prenderci cura di noi. Questo libro è per me un modo di fare la mia parte. E anche raccogliere l’immondizia quando la trovo sui sentieri. E i mozziconi in spiaggia. Qualcuno dice che tanto non cambia niente. Io invece resto convinta che tante gocce fanno un Mare.

La tua formazione pedagogica e teatrale emerge chiaramente nello stile narrativo del libro. In che modo queste esperienze influenzano la tua scrittura?

Ad essere sincera, non mi sento ancora così consapevole di quale sia il mio stile narrativo. Scrivo come mi viene spontaneo. La mia formazione pedagogica, il lavoro come educatrice prima e quello come attrice e formatrice teatrale poi sono parte di me, credo semplicemente che non potrei scrivere in un altro modo. Nella mia scrittura c’è molto che arriva come in un flusso di coscienza, e poi una buona cura nel risistemare. Credo profondamente nel valore delle fiabe e delle favole, dei racconti archetipici. Sono convinta che l’essere umano abbia un bisogno atavico e inestinguibile di narrare ed ascoltare, e mi piace l’idea che questo genere non sia relegato al mondo dell’Infanzia. Una buona favola, una buona fiaba, hanno diversi livelli di lettura: un bambino ci coglie alcuni significati, un adulto altri, e ad ogni età ci si possono ritrovare dentro parti di sé, stimoli e riflessioni. Mi piace dire che sono una “contastorie” …credo che ci sia oggi molto bisogno di raccontare storie buone, di tornare ad immaginare che dopo mille ostacoli, incontri, avventure, esistono davvero i finali felici.

Hai definito Amaranta una favola per “sognatori di tutte le età”: cosa speri che ogni lettore, piccolo o grande, porti con sé dopo aver chiuso il libro?

Auguro a noi tutti di trovare, nel mio libro o ovunque possiamo farlo, un sorriso aperto, un po’ di spazio nel cuore dentro cui respirare, uno sguardo di meraviglia verso il mondo, passioni in cui credere e sogni da realizzare. E la capacità di accettarci, volerci bene, e proteggerci a vicenda, così piccoli eppure importanti come siamo, in questo vasto e azzurro mare sconfinato della vita.

Ringraziamo di cuore Francesca Froglia per averci accompagnato in questo viaggio tra onde, sogni e parole. Amaranta, un viaggio tra le onde è un libro che invita a non smettere mai di cercare, esplorare e ascoltare la voce del cuore. Una lettura che lascia dentro un seme di meraviglia, perfetta per chiunque abbia voglia di scoprire che il mondo – e noi stessi – siamo molto più vasti di quanto crediamo.

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