Benvenuti al nostro spazio dedicato alle voci degli autori del Gruppo Albatros. Oggi abbiamo il piacere di conversare con Dario Baracco, autore de L’orizzonte siamo noi: Avventura spirituale e avventura imprenditoriale. Figlio di una famiglia imprenditoriale della provincia di Cuneo, Dario non solo ha ereditato la guida dell’azienda di famiglia, ma ha intrapreso un percorso unico che unisce crescita professionale e ricerca spirituale. Attraverso viaggi in India, la pratica dello yoga e l’incontro con figure ispiratrici come Oberto Airaudi della comunità di Damanhur, Dario Baracco ci mostra come sia possibile conciliare successo materiale e profondità interiore. Il suo libro è un racconto ricco di spunti, capace di ispirare chiunque cerchi di bilanciare lavoro e spiritualità.
L’orizzonte siamo noi racconta un percorso unico e ricco di esperienze. Come è nata l’idea di scrivere questo libro e cosa spera che i lettori possano trarne?
Così, ho deciso un giorno che era meglio cominciare a mettere in fila i miei ricordi e magari le esperienze ricavatene. Sentivo in primis un richiamo dei tempi della mia infanzia. Di preciso era come se i luoghi, le colline, quel tipo di vita, le atmosfere dolci e avvolgenti, dove ogni pena era avvolta e attutita nello spirito semplice e comunitario e le gioie aprivano il cuore di tutti, volessero essere ricordate per lasciare un messaggio della loro stessa esistenza, un invito a ricordarsi che la vita e la sua manifestazione è una e possiamo essere felici, tornare a essere felici come allora, se vogliamo. Il richiamo è arrivato da un “tempo” che ha una sua propria e precisa personalità, una creatura pensante autonoma che attraverso me ha voluto lanciare una gomena, un richiamo una speranza per un ritorno a una vita piena, lieta. E così è seguito dipanandosi il resto. Penso che chi vorrà leggere il mio libro sia una Creatura che ama ciò che è vero e sa, intuisce, che l’illusione che ci pare di vivere è la realtà della nostra anima incarnata affamata di evoluzione. Può quindi trovare qualche spunto, un richiamo a momenti, a emozioni che lui stesso ha già, di certo, provato nel proprio intimo. Può percepire di poter realizzare se stesso lasciando fluire la semplicità che sgorga pura e potente dal suo cuore. Credo che la vera comunità sia quella che in apparente contraddizione si affanna in noi stessi, dentro di noi e dove ognuna delle sue componenti chiede solo di essere accolta, nella concordia delle differenti intime libertà.
Il suo viaggio spirituale in India è stato uno dei momenti fondamentali della sua vita. Cosa ha imparato da quella esperienza e come ha influenzato il suo approccio al mondo degli affari?
Ho capito che la Realizzazione, per essere completa, deve essere complessiva della e nella realtà quotidiana. Questo si può realizzare in vari modi, ad esempio attraverso la pratica della compassione, dell’aiuto ai bisognosi, ma ho deciso per me che non volevo aiutare i poveri bensì contribuire a creare un mondo dove non vi fossero i poveri. La povertà è mancanza di Libertà. Anziché generare e far crescere individui liberi si cerca, da tempo immemorabile, ovunque e sotto ogni cielo, da parte di ogni individuo o gruppo folle di potere, di sfornare elementi neutri, omologati ma insicuri e perciò violenti o rassegnati, pertanto controllabili, di certo poveri anche quando credono di essere ricchi. Vivere dando il giusto valore all’avere, alle cose, quindi al possedere senza desiderio, è, a mio parere, saper vivere nel giusto. Sono tornato in Italia e ho dato inizio all’avventura, una condizione imprenditoriale che comprendesse, nel modo più ampio e concreto possibile per tutti, la Realizzazione attraverso il lavoro, la quotidianità; in grado di essere un esempio vero, replicabile, nella società civile, verso un mondo direzionato a trovare, utilizzando il pensiero magico, la sua autentica divina natura.
L’incontro con Oberto Airaudi e la comunità di Damanhur è una parte importante della sua storia. Qual è stato l’insegnamento più significativo che ha ricevuto da quella realtà?
Dall’India ero tornato con la convinzione che l’illuminazione è possibile solo con un Maestro vivente e con la certezza che lo avrei trovato proprio dalle mie parti, esattamente dopo 7anni. Così è stato. Per anni avevo divorato ogni libro che parlasse di Maestri, di filosofie spirituali, ero diventato collezionista di libri antichi di esoterismo, avevo comprato una grande cascina nelle alte Langhe per farvi una comunità e individuato nel mio villaggio ove farne un’altra… Dopo 7 anni arrivò Oberto Airaudi. Lo riconobbi all’istante, ci riconoscemmo, senza fronzoli… Aveva già fondato Damanhur in cui mi riconobbi nei suoi propositi che coincidevano e ampliavano i miei; parlammo di progetti, futuro, le parole mistiche si scioglievano nel pratico: “Pensa con le mani”. Iniziò un Viaggio al confine tra realtà, magia, gioco, umorismo, pragmatismo. Creare uno “Stato di Comunità” in cui esistono le condizioni per diventare individui Liberi, se stessi consapevoli, volti al bene degli altri, di una umanità ampia e sconosciuta di cui siamo parte inscindibile, equilibrando l’armonia con la Natura insieme alla ricerca più avanzata. Per me è stato importante averlo a fianco per sperimentare e calibrare la costruzione di una cultura “industriale” che corrispondesse ai più raffinati valori spirituali e lavorativi. Un imprenditore è come un monaco. Il denaro è neutro, come ogni cosa prende la valenza dell’uso che se ne fa. L’Insegnamento più importante è che ogni individuo può raggiungere già in questa vita risultati importanti per la propria evoluzione spirituale, di convivenza e amore per gli altri, e avere una visione della realtà ampliata, oltre i limiti delle nebbie in cui siamo immessi e immersi.
Lei parla di una “terza via” che unisce ricchezza materiale e spiritualità profonda. Quali sono i principi cardine di questa visione e come la applica nella sua vita quotidiana?
Intanto, ognuno è imprenditore di se stesso. Imparare a gestire i propri talenti, trasformare gli apparenti “difetti” cavalcandoli per renderli valori (per esempio la testardaggine può rivelarsi in capacità di essere costanti, ecc.…), avere un obiettivo, sapere equilibrare le pulsioni e premiarsi con i successi, ricaricarsi e “industriarsi” nelle risalite, mai mollare, coltivare l’umorismo è esattamente come avere una Impresa, una Compagnia o una Società. Le conquiste spirituali, ovvero il diventare sempre più Adulti, sono il seme che applicato nelle cose di ogni giorno diventerà piantina, alberello, grande albero. Il simile risponde al simile, così in basso come in alto…
Guardando al futuro, quali sono i suoi progetti e cosa consiglia a chi desidera intraprendere un cammino simile al suo?
Voglio studiare, conoscere, vivere, applicandoli, tutti gli aspetti che la Vita svela man mano che noi la sveliamo. Occorre che diventiamo padroni del nostro destino in questa e nelle altre esistenze. Nasciamo, mi pare, con una certa linea istintiva di comportamento che può essere importante, agli inizi, in quanto ci fa muovere anziché essere statici; qualsiasi strada ne incrocia mille altre e imparando a conoscere e utilizzare il nostro libero arbitrio possiamo -attraverso l’uso con amore della volontà- determinare il nostro Destino, quello che vogliamo veramente. Ricordandoci, “mirare all’occhio”…
Grazie, Dario, per aver condiviso con noi il suo viaggio e la sua visione. L’orizzonte siamo noi è molto più di un libro: è un invito a esplorare nuove strade, a superare i confini tra spirito e materia per vivere con consapevolezza e armonia. Invitiamo tutti i lettori a scoprire la storia di Dario Baracco, un esempio di come sia possibile reinventarsi senza mai rinunciare ai propri ideali.
