GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Il Fiore del Tamarindo – Lodovico Alessandri

Benvenuti sul blog del Gruppo Albatros, dove oggi abbiamo il piacere di ospitare Lodovico Alessandri, autore de Il Fiore del Tamarindo. Questo romanzo profondo e coinvolgente ci porta nel cuore di un’Africa lacerata dai conflitti interetnici, raccontando la storia di Kimoni, un ragazzo che trova la forza di resistere alle avversità e di ricercare una propria strada nel mondo. La narrazione si muove tra il dramma della perdita e la forza della rinascita, esplorando temi universali come l’amore, la fede e il conflitto interiore. Scopriamo di più sulla genesi e i messaggi di questa opera direttamente dalla voce dell’autore.

Cosa l’ha spinta a raccontare una storia così intensa e drammatica ambientata nel cuore dell’Africa?

Gli avvenimenti raccontati nel romanzo non sono solo frutto di fantasia. Essi sono stati ispirati da episodi reali con i quali sono venuto a contatto e che mi hanno fatto a lungo riflettere su come sia a volte troppo facile giudicare i comportamenti umani dall’esterno senza dunque conoscere o valutare le infinite sfumature esistenziali, caratteriali, culturali che ci differenziano. Il dramma che traspare dalle righe del romanzo, in effetti, coinvolge in tempi diversi, un territorio già martoriato da contrasti etnici che seminano il terrore all’interno dei villaggi, ma che assale e si scarica con inaudita violenza anche sugli gli animi di coloro che, forse involontariamente, si trovano al centro di avvenimenti che coinvolgono le passioni, il dolore, l’amore, lo stupore. I due tempi in cui si divide il romanzo si identificano in effetti anche in due luoghi diversi. L’Africa e l’Europa. Il primo, continente di provenienza, dal quale non si parte ma si fugge. Il secondo, continente di approdo nel quale gettare un’ancora anche se immersa in un bosco di spine. Quando ho avuto occasione di ascoltare da vicino lo svolgimento di alcuni fatti reali che poi ho descritto nel romanzo, non ho avuto molta difficoltà nell’individuare nel Burundi, una regione dell’Africa che conosco bene. E dunque mi è sembrato il luogo più adatto nel quale ambientare il piccolo protagonista ancora ignaro di ciò che la vita gli avrebbe presto riservato.

Kimoni è un personaggio complesso che affronta sfide straordinarie. C’è un’esperienza personale o un evento che l’ha ispirata nella costruzione di questo protagonista?

È vero, Kimoni il protagonista, possiede un carattere complesso. È riservato, come riservate sono le sue origini all’interno di una capanna in un villaggio africano. È tuttavia curioso, intelligente e sensibile. Queste sono le doti nascoste all’interno dell’animo impaurito di un bambino che durante la notte, nel breve corso di poche ore, vede distruggere il suo villaggio, massacrare i suoi fratelli e bruciare vivi i suoi genitori. Sono immagini impresse in una memoria adolescente che ritorneranno costantemente in superficie nel corso della vita imprevedibile di Kimoni attraverso i confini delle passioni sfrenate all’interno di un seminario europeo, dei rimorsi, delle scelte difficili ed importanti che è chiamato a fare. Non vi è in tutto ciò una esperienza personale, ma la certezza che i comportamenti e le reazioni di Kimoni, sottratto alla violenza degli eccidi etnici e spedito come un regalo ad una diocesi europea, accolto in un seminario e invitato a condividere una scelta di vita difficile e diversa, sia argomento attualissimo e molto comune all’interno delle nostre strutture di accoglienza europee.

Il Fiore del Tamarindo intreccia temi come fede, passione e razionalità. Come ha bilanciato questi elementi nel romanzo?

Il mondo conosce da tempo il fenomeno della proliferazione delle vocazioni extraeuropee. Emorragie di giovani e giovanissimi, vittime di violenti contrasti interetnici, accolti dalle missioni africane e pronti a tutto pur di varcare i confini del continente per raggiungere i paesi europei. Intere famiglie indigenti, affidano i propri figli ai centri di accoglienza missionari con la speranza di vederli partire un giorno verso mondi migliori. Nascono dunque speciali convenzioni tra diocesi allo scopo di evitare per quanto possibile il fenomeno delle vocazioni non autentiche. E tuttavia, una volta varcati i cancelli del seminario, le convinzioni di fede cominciano a vacillare. Kimoni si sente letteralmente sradicato dalle sue origini, proiettato all’interno di una struttura troppo profumata, troppo ordinata, lucida e silenziosa. Troppo lontana dalle sue capanne invase dalle capre. I dubbi e le incertezze si impossessano del suo animo smarrito fino al giorno nefasto in cui sulla scrivania dell’educatore all’interno del seminario, siede Angelica. Esplode una passione frenetica che coinvolge entrambi i personaggi proiettandoli, quasi inconsapevoli, nelle sfere voluttuose della carnalità e dell’erotismo. L’abbandono immediato del seminario, se da un lato proietta i due giovani protagonisti verso una sfrenata ed imprevedibile vita di coppia, dall’altro contribuisce a fare emergere in entrambi, pesanti contrasti all’origine di ogni loro rapporto di convivenza. Nascono dunque in contrapposizione azioni estreme dettate sempre dall’istinto e mediate dall’intervento della ragione, la quale con fatica cerca di ritagliarsi uno spazio per riportare briciole di equilibrio e di normalità all’interno dei loro rapporti. Un esempio, forse banale, ma che sempre mi ha convinto, è quello che vede un serpente velenoso rinchiuso all’interno di una scatola di vetro. L’osservatore avvicina lentamente il viso per guardare meglio il serpente, quando con uno scatto immediato in avanti, esso colpisce l’interno della parete di cristallo. Il visitatore fa un balzo all’indietro. L’istinto lo aveva provocato. La ragione gli avrà insegnato che quel salto all’indietro era del tutto superfluo.

L’ambientazione africana gioca un ruolo centrale nella storia. Quali ricerche o esperienze personali l’hanno aiutata a descrivere così vividamente il Burundi e la vita nei villaggi locali?

La descrizione dei luoghi e delle ambientazioni nella regione del Burundi deriva da un mio costante rapporto di lavoro intrattenuto con alcune regioni africane. In particolare, il Burundi e la sua capitale Bujumbura, mi ha visto partecipe in diverse iniziative progettuali che mi hanno consentito di conoscere i luoghi ed entrare intimamente in contatto con le difficili realtà locali. Tra queste, non posso dimenticare la missione che svolsi con un mio collega per mostrare e consegnare al Presidente della Repubblica, il progetto ed il plastico per una sua nuova residenza presidenziale. Dopo tre giorni di attesa all’interno di un albergo, finalmente fummo chiamati, caricati su auto nera con scorta anteriore e posteriore, condotti al palazzo presidenziale e introdotti nella sala del Presidente. Costui si congratulò per i disegni, apprezzò il plastico e ci congedò con gentilezza. Rientrato in Europa, lessi sui giornali che era stato destituito con un colpo di stato. Al culmine delle rocambolesche azioni dei due protagonisti, che tuttavia segnano un riscatto equilibrato per entrambi, Il romanzo termina in maniera del tutto inaspettata.

Cosa spera che i lettori portino con sé dopo aver letto il suo libro?

Mi basterebbe che ciascuno possa valutare come le sole azioni istintive intraprese dall’uomo rischiano di lasciare dietro di sé una traccia opaca incerta e superflua. L’intervento mediatore della ragione diventa il necessario elemento di completamento delle azioni umane. La figura di Kimoni, uomo, compagno e padre di colore, scappato da un eccidio, pescato da una zia, depositato in un campo missionario e spedito in Europa all’interno di un seminario per farsi prete, scatena una miriade di interrogativi che nel corso dello sviluppo del romanzo vengono analizzati, esaminati e ordinati fino al raggiungimento di un equilibrio imprevedibile che coinvolge i protagonisti e conclude il romanzo con una rocambolesca sorpresa finale.

La storia di Kimoni, narrata con profondità ed empatia, è un invito a riflettere su temi universali che attraversano culture e continenti. Ringraziamo Lodovico Alessandri per averci condotti in questo viaggio emozionante e per aver condiviso con noi il processo creativo dietro Il Fiore del Tamarindo. Invitiamo tutti i nostri lettori a scoprire questa straordinaria opera, che è molto più di un romanzo: è una testimonianza di resilienza, amore e umanità.

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