Benvenuti al nostro spazio dedicato agli autori del Gruppo Albatros, dove le storie prendono vita attraverso le parole di chi le ha create. Oggi siamo entusiasti di ospitare Agostino Corso, autore di Triangolo delle Bermuda e dintorni, un romanzo avvincente che ci trascina tra i misteri dell’Oceano Atlantico, l’intreccio di relazioni umane complesse e la sorprendente incursione di elementi sovrannaturali. Tra leggende dimenticate e destini intrecciati, l’autore ci guida in un viaggio che promette di tenere il lettore incollato dalla prima all’ultima pagina. Conosciamo meglio il mondo e l’ispirazione di Agostino attraverso questa intervista.
Cosa ti ha spinto a scegliere il Triangolo delle Bermuda come sfondo per questa storia? È stato il mistero della leggenda o c’è un legame personale dietro questa scelta?
Premetto che sono stato un Ufficiale della Marina Mercantile Italiana. Ho navigato, su navi petroliere, per circa vent’anni. Per me, Lei capisce, è stato molto più semplice scrivere questa storia fantastica. Il “Triangolo delle Bermuda? Cioè, quella vasta zona di Oceano Atlantico centro settentrionale e compreso il Mare dei Sargassi? Beh, ci sono transitato molte volte da quelle “famigerate” parti. Pur non avendo mai notato nulla di anomalo e tantomeno di soprannaturale – ogni volta, nell’occasione – sempre una certa apprensione me la procurava. Dopo tre Romanzi precedenti che non c’entravano un bel niente (i primi due pur riguardanti il mare), dopo alcuni anni di mio anonimato letterario, perché non scrivere una Storia sull’argomento? Ci stava. Come dice Lei, c’è un legame personale. Anche se non percepisco ancor bene l’importanza, mi è sembrato – scrivendo – di essere tornato là, a solcare onde amiche…o nemiche fossero state. Certo, il fascino del mistero. Della leggenda, e non solo. Nei secoli passati, tante sparizioni di navi e aerei compresi, certificano una verità, tante verità troppo spesso vanificate e condannate a un dimenticatoio. A un finto oblio, credo. Nonostante molti romanzi scritti sull’argomento. Nonostante ci abbia provato pure io, ad “assemblare” il fantastico e l’incomprensibile. Che ci sia riuscito, oppure no!
Nefer e suo marito rappresentano due poli opposti ma complementari. Come hai costruito la dinamica tra questi personaggi e quali aspetti del loro rapporto hai voluto evidenziare?
Beh, è chiaro. Una comanda, e l’altro obbedisce. Che altro se no!? Non avviene da sempre fra un uomo e una donna? Poi, se la donna – nel qual caso una miliardaria per eredità concessa, giovane e tanto bella da sembrarlo perfino troppo -, ancora meglio. E visto che si trattava di panfili e affini, di mare e Oceani, di sogni e mistero, allora è subentrato il sottoscritto a intricare e tessere una tela già di per sé stessa piuttosto ingarbugliata. Il marito. – Il “Comandante” di tutto e di niente – . Quale migliore abbinamento. Quale migliore disponibilità! Poi, la convenienza. Da ambo le Parti, quando subentra l’amore. Quello vero. Anche se non pare, scorrendo alcune pagine di insulti e rimbrotti. Un continuo rinfacciare; e da ambo le Parti in causa. Non pare proprio, ma credete a me: questa è una bella storia d’amore. Fra l’altro. Bistrattata e disillusa. Condannata, infine; ma alla beatificazione e nella speranza di un’altra vita su di un mondo lontano, E forse di un’altra Storia.
Il romanzo affronta il tema del destino, sia umano che sovrannaturale. Come hai bilanciato questi due aspetti nella narrazione?
Già, proprio quello: il destino. Più destini. Un panfilo. Una vecchia nave da carico. Un antico galeone, proveniente da chissà dove. Probabilmente… E si incontreranno, prima o poi, e tutto sarà svelato. Qui devo introdurre un tema, fino ad ora tenuto nascosto, celato. L’idea che ha contribuito a spingermi a scrivere questo racconto. Il tempo. Il paradosso del tempo. Quel tempo che ha ispirato, nel silenzio dei miei pensieri, conducendo la mia scrittura a tracciare date, a promulgare delle verità impossibili da credere. E qui, con questo argomento, sorpassiamo di gran lunga “l’umano”, giungendo al soprannaturale. “Così chi narra il passato, non narrerebbe certamente il vero, se non lo vedesse con l’immaginazione. Ma se il passato non fosse affatto, non potrebbe in nessun modo essere visto. Bisogna concludere che tanto il passato quanto il futuro sono. In sé il tempo non è niente, perché il passato non è più, il futuro non è ancora, il presente non è ma scorre…”. Ancora concludendo. Il tempo, inteso come il susseguirsi di attimi sulle lancette di un orologio, non esiste. Questa la spiegazione, di date e avvenimenti. Questa la spiegazione di più destini. Unirli, condurli a una conclusione certa, estromettendo e il contrario, non è stato facile. Argomenti che furono. Che appaiono nel presente, o sono stati in un tempo passato. Forse, ancora da accadere. Come ho bilanciato gli aspetti di questa narrazione? Non so, sono venuti così. E ancora adesso – ben dopo la pubblicazione di questo romanzo – nutro seri dubbi, al riguardo di esserci riuscito; oppure no! Forse, in cuor mio, credo veramente che il tempo non possa esistere. Che tutto trascorra… ma è ancora da trascorrere… o è già stato… chi ha, veramente, una risposta certa?
L’introduzione della figura di un alieno è una scelta audace e intrigante. Come si integra questo personaggio nella trama e cosa rappresenta per te?
Di sicuro, senza ombra di dubbio alcuno, questa è la parte del romanzo che mi piace meno. Cioè, lo ammetto: credo di non essere assolutamente capace di scrivere la “fantascienza”. E così, fra un discorso e l’altro, ho inventato un amore materno. L’ho motivato, infliggendo pene e castighi. Così, solo con un motivo d’amore, ho cercato di risolvere quella mia mancanza di talento letterario, al riguardo e nell’intenzione. Dovevo integrare e coniugare. Congiungere. Non staccare di netto, come se apparisse, sembrasse un altro racconto. Questa parte – quella del signor Alieno – è stata la mia fatica. E a forza di pensarci su, sono arrivato quasi ad amare questo strano personaggio. La salvezza – personificata – di una imminente o più lontana estinzione terrestre e la resurrezione – senza la pena d’invecchiare – lassù fra le stelle. Così, quella figura di Alieno, in quelle ultime pagine tanto sofferte, è diventata una figura quasi famigliare.
Qual è il messaggio che speri di trasmettere ai lettori con questa storia? Hai un episodio o un momento preferito del libro che vorresti condividere?
Comprate il libro. Vi intrigherà, coinvolgerà, donando quel senso del mistero, mai troppo esagerato. Comprate un libro di facile lettura (anche per le persone anziane) che non Vi stancherà, assillerà, facendo troppo pensare e troppo riflettere. Qualche ora serena da trascorrere senza psicologie strane e temi sociali astrusi, francamente, di non facile comprensione. Affacciatevi sulla soglia di quel mistero intriso di leggende, accattivanti quanto assai oscure e inspiegabili; da secoli raccontate. Godete di quei sussurri, a volte appena sospirati, a volte dirompenti e apocalittici, che solo quel navigare sull’Oceano sa trasmettere. Ma è la storia di un grande amore. Di uno strano amore. Di un miserabile e tanto complicato amore. Di come ci si può amare, violando ogni norma pensata e scritta. La tregenda di una “meravigliosa” storia di sottintesi e accuse, di violazioni prescritte e invitate, di ripensamenti. In un divenire prossimo venturo, sempre piuttosto cauto e accorto nel procedere del racconto, un totale e ultimo, ed estremo, e completo coinvolgimento. Anche la storia di due Comandanti. Uno giovane e pimpante, molto fortunato, e un vecchio “lupo di mare”. Che non hanno mai saputo fare altro nella vita. Navigare, solcare oceani, partendo da due punti completamente contrapposti. Un sogno. Solo uno stramaledetto sogno. Una stramaledetta leggenda. Ma, forse, non era solo quello. Un momento preferito del libro? Il primo capitolo, ovviamente. Anche se a prima vista potrebbe non sembrare, in poche pagine, c’è il nesso e il motivo per la continuazione dell’intero racconto. La scrittura del primo capitolo. E dopo, di conseguenza, senza pensarci nemmeno troppo su, la costruzione fantastica dell’intera Storia.
Grazie, Agostino, per averci accompagnato in questo viaggio unico e per aver condiviso con noi i retroscena di Triangolo delle Bermuda e dintorni. Il tuo romanzo ci invita a riflettere sulla complessità dei rapporti umani, sul fascino dell’ignoto e sul potere del destino. Invitiamo tutti i lettori a immergersi in questa straordinaria avventura e a scoprire cosa si cela tra le pieghe di una leggenda che continua a farci sognare. Alla prossima intervista, per continuare a esplorare i mondi straordinari che i nostri autori creano per noi!
