Bentrovati amici del blog, oggi siamo lieti di ospitare Donato Di Pierro, autore del libro “Torneremo a far volare i colombi”, una testimonianza intensa che attraversa uno dei periodi più difficili e memorabili della nostra storia recente. Queste pagine, simili a un diario, ci riportano agli eventi del 2020, quando l’umanità si è trovata improvvisamente in lotta contro un nemico invisibile e inarrestabile: il Covid-19. Con una narrazione coinvolgente, Donato Di Pierro descrive le emozioni, le paure e le speranze di coloro che hanno vissuto quei mesi difficili, tracciando un quadro della pandemia che ha cambiato il mondo.
Donato, come è nato il desiderio di scrivere questo libro? C’è stato un momento particolare che ha ispirato la sua stesura?
Il desiderio di scrivere questo libro è nato dalla voglia di raccontare ai miei figli quello che abbiamo vissuto durante il periodo del lockdown a causa della pandemia da Covid-19. Durante quel periodo, i miei figli avevano 4 anni e mezzo e 6 mesi rispettivamente, quindi troppo piccoli per poter ricordare poi in seguito quanto anche loro hanno vissuto, più o meno direttamente. Pensavo al fatto che tutto quello che stavamo vivendo sarebbe stato prima o poi menzionato sui libri di storia, vista l’eccezionalità dell’evento. L’ispirazione viene da molto lontano, da un lavoro svolto quando frequentavo le scuole elementari. Dopo qualche titubanza, il 21 marzo 2020 ho deciso di cominciare a scrivere un diario rivolto ai miei figli, in ricordo di quella che io definisco una triste ma a tratti felice avventura, per poter registrare e trasmettere una serie di dettagli che nel tempo si sarebbero quasi certamente dimenticati. È stata una avventura triste, per via della spietatezza con cui il virus ha mietuto vittime su tutto il pianeta, però ha permesso di lavorare da casa, per cui ho apprezzato molto questa possibilità, in quanto ho potuto trascorrere più tempo con mia moglie e vivere più da vicino la crescita dei miei figli.
Quali sono stati i maggiori ostacoli nel riportare sulla carta un’esperienza così complessa e personale come quella della pandemia?
I maggiori ostacoli sono consistiti nel riuscire a trasmettere attraverso le parole quelli che erano gli stati d’animo, fortemente provati da una reclusione forzata in casa, senza che nessuno di noi avesse alcuna colpa alcuna, alla fin dei conti. Bisognava comunque contestualizzare il racconto, costruire una trama e cercare di non cadere nella banalità. Nella maggior parte del testo mi rivolgo a mio figlio maggiore, cercando di non tralasciare la seconda figlia, anche questo equilibrio è stato difficile da mantenere sotto controllo durante la narrazione. D’altra parte, il primogenito è quello che maggiormente ha sofferto il periodo di reclusione, era difficile spiegargli i motivi che ci costringevano a non poter uscire di casa, ci abbiamo provato in diversi modi io e mia moglie, solo in apparenza accettati, poi, però dopo qualche giorno o qualche ora sopraggiungeva un rifiuto da parte di nostro figlio al rispetto di quelle regole. Questo succedeva perché lui già conosceva il mondo esterno, mentre la secondogenita, avendo solo 6 mesi all’epoca dei fatti, viveva una situazione di normalità.
Il titolo “Torneremo a far volare i colombi” evoca un senso di speranza. Cosa rappresenta per lei questa immagine?
Il titolo è una promessa, la stessa promessa che feci a mio figlio quando cominciò a dare i primi segnali di insofferenza per la reclusione “forzata” in casa dovuta al lockdown. Era una delle sue attività preferite quando la domenica mattina uscivamo per le strade della città a fare una semplice passeggiata. Questa immagine, secondo me, rappresenta un senso di libertà assoluta. È un semplice gesto, comune a molti bambini e al quale gli adulti, gli stessi che sono stati anche loro bambini e che hanno compiuto da piccoli, non prestano tanta importanza, né attenzione. Proviamo ad immaginare un colombo che cammina tranquillo da solo o insieme ad altri colombi sugli innumerevoli marciapiedi e nelle innumerevoli piazze italiane. Ecco che compare la figura di un bambino che lo rincorre per fargli spiccare il volo: è come se il colombo completasse la rincorsa del bambino con un volo, è come se il bambino gli trasmettesse qualcosa che il colombo porta poi con sé in alto, nel cielo, e da lì possa osservare ciò che c’è sotto.
Ci sono stati incontri o storie che l’hanno colpita particolarmente durante la pandemia e che ha voluto assolutamente includere nel libro?
Durante la pandemia non ci sono stati ovviamente incontri particolari ma è stata la particolarità degli incontri a farla da padrone. Grazie alla presenza degli strumenti tecnologici, le distanze tra i famigliari si sono all’improvviso accorciate. Le video call hanno aiutato l’intera popolazione mondiale a sentirsi meno sola ed isolata. Non posso però evitare di menzionare ciò che mi ha colpito principalmente, e cioè la velocità con cui la natura aveva cominciato a riprendere i suoi spazi: l’assenza dei rumori di fondo dovuti al traffico cittadino, al vociare delle persone, faceva scorgere il suono del battito d’ali dei gabbiani. Ci avete mai fatto caso? Oppure l’acqua del mare, per via della sospensione di tutte le attività antropiche, è tornata ad essere trasparente, come mai l’avevo vista prima in vita mia nella mia città. Persino l’erba che stava cominciando a crescere sui marciapiedi, in quelli non più calpestati dai pedoni.
Che messaggio spera di trasmettere ai lettori con questa sua opera?
Il messaggio è quello di non perdere mai la speranza. Un antico detto popolare, che si tramanda da generazioni, è “Tutto arriva a colui che sa attendere”. È un detto che incoraggia pazienza e perseveranza, due qualità che ritengo mi contraddistinguano da sempre. Crederci significa non cedere passivamente agli eventi che possono influire negativamente sulla nostra esistenza. Dovremmo essere sempre consapevoli, anche nei momenti più bui e tristi, che una via di uscita ci deve pur essere. Dobbiamo essere noi gli artefici del nostro destino. Nel caso del lockdown, è stato proprio grazie al rispetto delle regole imposte ed alla collaborazione di tutti, che siamo riusciti ad arginare la diffusione del Covid-19, nell’attesa che questo mutasse fino a diventare ormai quasi endemico ed a ritornare ad una vita normale, permettendo così di nuovo ai nostri bambini di rincorrere i colombi per fargli spiccare il volo.
Grazie, Donato, per aver condiviso con noi la sua esperienza e le sue riflessioni. “Torneremo a far volare i colombi” è un invito a non dimenticare e a guardare avanti con consapevolezza. Le sue parole sono una testimonianza preziosa che ci ricorda quanto sia fondamentale affrontare il futuro con speranza, anche nei momenti più difficili.
