Benvenuti lettori del Gruppo Albatros, oggi ci immergeremo nell’opera *Il giovane e il vecchio* di Massimo Passoni. Assisteremo a un incontro tra due mondi, due epoche della vita che si intrecciano in una danza continua di battute e osservazioni. È come se il giovane e il vecchio si fondessero in un’unica conversazione, ognuno penetrando nell’animo dell’altro e viceversa. L’acutezza delle supposizioni giovanili si mescola al bagaglio esperienziale dell’uomo maturo, in una straordinaria fusione di prospettive e esperienze. L’uno è lo specchio dell’altro, una discesa nell’abisso del profondo Io di entrambi, un viaggio tra i meandri dell’irragionevole razionalità che rivela una sorprendente somiglianza, quasi uguaglianza, sullo stesso binario, nella stessa direzione. Ma diamo ora la parola all’autore.
In “Il giovane e il vecchio”, si avverte un chiaro contrasto tra le visioni del mondo del giovane e dell’uomo maturo. Qual è stato il tuo intento nel creare questo dialogo tra generazioni?
Inizialmente volevo scrivere un saggio sulla vecchiaia partendo da significativi aforismi su di essa raccolti in un periodo di forte depressione nel quale mi sentivo nelle scene finali dell’opera chiamata vita. Volevo analizzare le ultime pagine della esistenza. Comprendere come affrontare quello che resta del giorno. In quel periodo il pessimismo regnava sovrano, ma attraverso la lettura dei pensieri di scrittori e filosofi che erano già passati dalla vecchiaia ho realizzato che il cuore può ancora gioire in età avanzata e che la vita non è solo un costante decadimento psico fisico. Paradossalmente lo studiare la parte finale della vita mi ha condotto ad amare maggiormente l’esistenza, a dare valore al tempo e a godermi il presente (qui ed ora). “Nessuno ama la vita come colui che invecchia” (Sofocle). La ritrovata gioia di vivere mi ha spinto ad analizzare con oggettività le peculiarità della scomparsa della gioventù e dell’avvento della vecchiaia. Ho pensato anche a mia figlia che deve ancora attraversare le due fasi della vita ed ho voluto infonderle fiducia sul fatto che ogni età avrà le sue gioie da assaporare e le sue insicurezze da superare ma l’importante è sempre ricercare la felicità. Ho quindi ideato un “falso dualismo” tra la gioventù e la vecchiaia che dialogano con ironia sul senso della vita. Le visioni della vita sono diverse, le domande sono tante e le risposte sono poche e l’amicizia che nasce sancisce che il giovane e il vecchio sono anime affini. Il giovane rappresenta l’inesperienza, la purezza di pensiero; il vecchio simboleggia la saggezza, la decadenza, il cinismo. Entrambi sono accomunati dall’ amore per la scrittura. Ogni cosa è connessa nell’universo, ha un senso ed i protagonisti lo cercano.
I personaggi che hai creato sembrano vivere in una sorta di tensione tra prosa e poesia. Come hai gestito questo conflitto nel loro sviluppo narrativo?
La dicotomia tra prosa e poesia che si dipana per tutto il libro è una falsa dicotomia come ben si evince nell’ ultimo capitolo. Il vecchio scrittore è sprofondato nella prosa per riuscire a vendere più copie sul mercato ma non rinuncia a slanci poetici perché la bellezza della poesia è salvifica, collega cuore ed immaginazione. Così il vecchio trasforma la prosa in poesia. Il poeta, definito da Baudelaire il principe delle nubi, scende sulla brulla terra per essere un cinico scrittore che vorrebbe riconquistare il cielo perduto.
Il titolo stesso, “Il giovane e il vecchio”, suggerisce un confronto generazionale. Qual è il messaggio principale che desideri trasmettere attraverso questo titolo e la dinamica dei tuoi personaggi?
In uno dei primi dialoghi tra il giovane e il vecchio si cercano le differenze generazionali tra i due. Il confronto si concluderà con la constatazione che ogni età va vissuta pienamente per quella che è, la gioventù e la vecchiaia possono essere complementari, non c’è un confine netto tra i due periodi della vita e i vecchi possono aiutare i giovani e viceversa. Come dicevano i latini “Hodie mihi, cras tibi” ossia siamo accomunati dal medesimo ciclo di vita. Oggi a me, domani a te. Il titolo è anche un commiato personale alla gioventù che passa ed un saluto alla vecchiaia che mi accoglie.
Nel tuo libro, i personaggi emergono come individui distinti con una propria voce narrativa. Qual è stato il processo di sviluppo dei personaggi e come hai lavorato per rendere ciascuno di essi unico e riconoscibile?
Nel libro non ho descritto alcuna caratteristica fisica dei personaggi ma ho focalizzato l’attenzione sul loro linguaggio, sul loro modo di ragionare. Il processo di caratterizzazione dei protagonisti si basa essenzialmente sul tentativo di scindere le molteplici personalità che abitano in me e dargli una autonomia e coerenza narrativa. Il dialogo continuo definisce i personaggi del libro.
Qual è stata la tua fonte d’ispirazione principale per “Il giovane e il vecchio” e quali sono state le sfide più significative che hai affrontato durante il processo di scrittura?
La principale fonte d’ispirazione per il “giovane e il vecchio” è data dai mentori del vecchio che sono stati e sono i miei reali mentori nella vita e che ringrazio infinitamente. Quindi l’ispirazione maggiore proviene dal mio vissuto affiancato, spesso spiegato, dalla saggezza dei latini anche se confesso che il realismo sporco anticonformista di Charles Bukowski mi ha stregato. Spero che la lettura del libro vi emozioni come ha emozionato me nella sua scrittura e che accenda in voi la “scintilla” della lettura…
Massimo Passoni, con il suo romanzo *Il giovane e il vecchio*, ci consegna un’opera che va oltre la semplice narrazione, immergendosi nelle profondità dell’animo umano e delle sue molteplici sfaccettature. Attraverso la sua capacità di tratteggiare personaggi autentici e distinti, ci invita a riflettere sulle differenze generazionali, sulla tensione tra prosa e poesia, e sull’eterno conflitto tra razionalità e lirismo. E in questo labirinto di emozioni e riflessioni, ci lascia con la consapevolezza che forse, per rinascere, è davvero necessario un po’ d’amore. Buona lettura!
