Benvenuti al blog del Gruppo Albatros! Oggi abbiamo il piacere di incontrare un autore che ha saputo catturare l’essenza stessa delle emozioni e dei pensieri umani attraverso le pagine del suo libro. Parliamo di Valeriano Bruni, l’anima dietro la silloge poetica “Nella stanza dei tuoi panorami”. Con le sue parole incantevoli e le immagini che dipinge con maestria, Valeriano Bruni ci invita in un viaggio profondo e coinvolgente attraverso i vari aspetti dell’esistenza umana.
Il tuo libro, “Nella stanza dei tuoi panorami”, offre una vasta gamma di temi e sentimenti che toccano profondamente i lettori. Qual è stata la tua fonte d’ispirazione principale per questa raccolta poetica?
Non saprei valutare se c’è stata, in realtà, una fonte di ispirazione. Di sicuro c’è stato un periodo, il lockdown durante la pandemia di COVID, che probabilmente ho percepito come la metafora, purtroppo molto realistica, di una condizione “cattività” umana, imposta per necessità ma mi ha fatto fare un collegamento mentale e ideologico un po’ particolare, e cioè come quando si cresce e la maturità si impone nelle nostre scelte. Alla fine, viene da considerare che giorno dopo giorno viviamo seguendo la logica della società, i dogmi imposti di molte regole, le necessità che non si possono evitare: un lavoro, cercare di realizzare le proprie aspettative, abituarsi agli schemi del mondo, le scelte personali di vita, come lavoro e famiglia che, naturalmente, assorbono quasi tutto il nostro tempo e mettono in secondo piano i nostri sogni e di conseguenza i desideri di realizzarli. Uno spazio che, alla fine, comincia a espandersi in quella libertà personale che conosciamo quando siamo giovani, quando siamo un pochino più zingari dei sentimenti, e non abbiamo una stanza dove vivere ma ci affascina il mondo e, ideologicamente ma anche realmente, potremmo dormire ogni notte in un posto diverso. La stanza dei nostri panorami non è altro che una immagine che indica il procedere con le proprie scelte mantenendo vivi i propri sogni di gioventù e la propria idea di libertà, nonché cercare di portare avanti il senso della passione e del desiderio nonostante la quotidianità e l’omologazione a cui ci destina la società e il mondo. Probabilmente la necessità di scrivere queste poesie nasce da questo desiderio a difesa di ogni briciola di sentimento vivo, e che si anima o rianima dentro una persona già abbastanza matura per non considerarsi più giovane ma ancora abbastanza in tempo per non considerarsi vecchia o, meglio, perduta nelle abitudini della quotidianità che lo hanno omologato totalmente. Sono poesie che esprimono una resistenza, un mantenere viva ogni tipo di meraviglia che possa celebrare una forma di libertà sia sociale che intima, riscattando la verità di sé stessi come persone.
Parliamo un po’ del processo creativo dietro quest’opera. Come hai lavorato per dar vita a queste parole e immagini così potenti?
In realtà non passa un giorno senza che io scriva qualcosa: idee, pensieri, canzoni e poesie. In questo particolare caso non ho fatto altro che raccogliere un flusso di pensieri costanti e con una urgenza interiore molto intensa che richiedeva la necessità di diventare poesia. In questo arco di tempo, durante il lockdown, questo flusso era maggiore e mi spingeva ad approfondire ciò che ci accade e ciò che siamo nel contesto di esseri viventi con sentimento ma soggetti alle forzature del tempo e degli eventi. L’evento più grande è la vita stessa che cambia molte volte non dipendendo da noi e mi interessava descrivere intimamente quali fossero le strategie dell’animo umano per adattarsi ma senza cambiare minimamente la personalità libera che abbiamo, ognuno in forma diversa, tutti accomunati però dal mantenersi integri in questo contesto senza che il tempo o gli eventi riescano a stravolgere totalmente la nostra natura. È la più grande battaglia che ognuno fa nella sua vita e spesso non ce ne rendiamo conto o, addirittura, ci lasciamo cambiare senza opporci. Poi mi stimola continuamente scrivere di cose che riguardano la personalità umana nell’intreccio con l’ambiente, la natura, il tempo e la percezione dei sentimenti perché tutto questo crea un mix esplosivo quando generi le parole. Ovviamente poi c’è un lungo lavoro di riduzione, scelta precisa dello stile e delle parole per esprimerlo nella giusta forma poetica, quantomeno quella che per me è tale. Giorno per giorno durante il lockdown le ho composto e poi, successivamente, ho raccolto quelle che, secondo me, erano più significative. Le considero metafore di un mondo che, anche senza il COVID, sembra essere ingabbiato in se stesso dal volere delle abitudini umane, e solo la scelta dei propri panorami può liberare lui e noi stessi da questa condizione mantenendo la sicurezza di una casa ma espandendo i propri confini nel mondo e nell’anima. Alla fine, diventa un processo molto intenso creativamente, passi tante ore a scegliere la forma e lo stile delle percezioni che vuoi mettere su carta e nel frattempo leggi molto e ti ritrovi anche in una sorta di campo comune con altri autori molto più importanti e più grandi di te che non ci sono più ma che ti hanno saputo dare la necessaria cultura per arrivare a descrivere le cose che senti.
Nei tuoi versi emergono tematiche che spaziano dalla fatica del vivere alla solitudine, dall’amore alla morte. Qual è il messaggio principale che desideri comunicare ai tuoi lettori attraverso queste riflessioni sulla vita?
In realtà nella poesia il messaggio è ciò che il lettore può percepire. La poesia è un affresco di emozioni, fa vibrare l’anima quando ci si ritrova in quel tipo di parola che può riassumere un contesto emotivo o in quel verso che arriva a raccontarti più di una biografia. Quando si arriva a toccare queste sensazioni è segno che si è arrivati a dire qualcosa che qualcun altro può percepire. Ed è vero, tutti questi temi sono presenti nelle mie poesie, anche in maniera molto approfondita ma oserei dire, in maniera profondamente sentita, che esse si propongono proprio anche di spingere l’animo nel concepire una visione su queste cose per portarla a scavare dentro alla profondità umana sia nella miseria che nell’elevazione di un riscatto da essa. Se proprio vuole esserci un messaggio preferisco pensare che una persona che legge la poesia in generale, non solo la mia poesia, possa arrivare a percepire le capacità di animo che può arrivare ad avere un essere umano, dal profondo abisso della disperazione fino ai picchi più estremi della gioia per arrivare magari a scoprire ciò che potenzialmente nella vita può esprimere, creare e scegliere in libertà.
La tua poesia sembra anche offrire una sorta di ribellione silenziosa contro le miserie e le contraddizioni della società. Cosa ti spinge a esplorare questi temi e quali speranze nutri per il futuro?
Da sempre c’è una sorta di ribelle speranza contro quello che nella società diventa da luogo comune a realtà accettata per forza. Poi la realtà accettata per forza diventa, a sua volta, luogo comune. Si crea un circolo vizioso nel quale rimangono intrappolati i sentimenti. Niente è più deleterio di lasciarsi convincere che le cose debbano per forza andare sempre male. Se vanno male non è un problema, il problema è come sopravvivere e affrontare le cose quando vanno male, quindi si sposta sempre per abitudine sociale il vero punto di vista, quello essenziale e di conseguenza esistenziale, cioè che la vita è un continuo combattimento perché nessuna libertà e nessuna diritto, che tutti noi abbiamo, non sono cose così scontate e, giorno per giorno, dobbiamo lottare per difenderli e preservarle con l’obbiettivo costante di vivere della nostra felicità, ci sarà sempre una realtà che cercherà di distruggerla o quantomeno di disilluderci a goderne. Non so perché ma è così, il senso della vita è quello di continuare a lottare anche nella disperazione. E Si lotta molto più profondamente se si è consapevoli dei propri sentimenti e di come liberarli sempre di più, perché attraverso i sentimenti vi è un’elevazione di libertà e seguendoli non si sbaglia mai e non solo nell’amore ma anche nel senso sociale, nella giustizia e in tante altre cose. Ogni fremente eccitazione ci fa tendere al bene ed io cerco semplicemente di descrivere e raccontare questo. È una battaglia continua e quotidiana ma non avremo mai perso totalmente se continueremo a seguire le idee e i fremiti della nostra più libera essenza.
Infine, quali sono i tuoi progetti futuri? Possiamo aspettarci altre opere che ci conducano in altrettanti viaggi emozionali?
Continuo a scrivere poesie come faccio da trent’anni a questa parte, non so se per una pubblicazione o semplicemente per un’espressione mia personale o un’urgenza mia di scrivere e sicuramente più avanti ne raccoglierò altre in un’altra silloge. Intanto scrivo canzoni, le suono col mio gruppo, anche questa è una bellissima avventura che ormai da anni mi permette di esprimermi anche attraverso la musica e la forma letteraria del cantautorato. A dire il vero ho anche in mente, da tempo, un paio di storie che vorrei tramutare in romanzi, ad una ci sto già lavorando in questo momento, si tratta di un giallo molto intenso e che tocca temi molto intimi e drammatici ma colorati con una sottile ironia.
Concludiamo questa piacevole intervista ringraziando Valeriano Bruni per averci accompagnato in un viaggio così intenso attraverso la sua poesia. “Nella stanza dei tuoi panorami” non è solo un libro, ma un’esperienza che ci spinge a riflettere sulle molteplici sfaccettature dell’esistenza umana. Non vediamo l’ora di vedere quali meraviglie ci riserverà il futuro della tua ispirata arte poetica. Grazie ancora per la tua preziosa condivisione.
