GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Oops, qualcosa è andato storto – Gabriella Ceresa

Benvenuti al blog del Gruppo Albatros, dove oggi abbiamo il piacere di accogliere Gabriella Ceresa, autrice del libro “Oops, qualcosa è andato storto”. Questa raccolta di racconti ci trasporta in un viaggio avventuroso attraverso lo spazio siderale e le profondità della Terra, alla ricerca di connessioni perdute e di contatti che possono ridare al mondo la sua vera luce. Nei suoi racconti, incontriamo una varietà di personaggi unici e affascinanti, da strani alieni a saggi popolatori dell’universo e aspiranti scrittrici, tutti uniti dal desiderio di esplorare nuovi orizzonti e dipingere il mondo con colori vibranti di fantasia.

Qual è stata l’ispirazione dietro la creazione di “Oops, qualcosa è andato storto”? C’è qualche evento o esperienza che ha contribuito a plasmare questa raccolta di racconti così variegata e coinvolgente?

Non ho trovato una risposta immediata a questa domanda.  Ho rovistato tra i ricordi, ma la mia conclusione è che non ho consapevolezza di eventi o esperienze particolari come fonti di ispirazione. Personaggi e situazioni sono scaturiti spontaneamente dal mio mondo interiore fatto di tutti quei ricordi, quelle sensazioni e quelle emozioni che hanno lasciato una traccia sulla strada della mia ormai lunga vita. Ho insegnato per quarant’anni incontrando ragazze e ragazzi carichi di entusiasmo, ma anche spesso di problemi e di paure. Sono sicura che tanti di loro sono finiti tra le pagine dei miei racconti. Non c’è un ordine delle cose. Tutto si mescola e si confonde come la realtà con la fantasia. Non ne sono sicura, ma credo che per ogni storia l’elemento scatenante sia stata semplicemente la mia voglia di scrivere, di raccontare. Un momento di creazione. Scrivere per me è un passatempo molto piacevole. Penso di poter definire la scrittura un’arte simile alla pittura o, meglio ancora, alla scultura per la libertà di creare qualcosa dal nulla, di esprimersi e anche di trasmettere sensazioni e pensieri. Attraverso la lettura di un libro ci si può semplicemente distrarre, rilassare, ma si può anche riflettere, sorridere e provare forti emozioni. Esiste anche la magia della scrittura. Dal momento iniziale nebuloso del non sapere da dove partire, al sentirsi improvvisamente assaliti da immagini confuse che con prepotenza vogliono trovare il loro spazio, prendere una forma. I momenti di blocco e poi l’idea che arriva così, scrivendo, perché un’immagine ne chiama un’altra. L’entusiasmo, una sorta di euforia che toglie anche il sonno perché bisogna buttare giù le idee, i pensieri, dare un senso alla storia, una vita ai personaggi. Un traguardo da raggiungere. Annotare tutto prima che qualcosa sfugga. E poi con calma rivedere, modificare, plasmare, dare una forma coerente alla nuova creatura. 

I tuoi personaggi sono così diversi e affascinanti. Come li hai sviluppati e quali sfide hai affrontato nel portarli alla vita sulla pagina?

È vero, i personaggi sono molto diversi tra loro, ma tutti hanno il compito di condurre il lettore in questo percorso alla ricerca di una nuova connessione.  Polpetta è un bambino come tanti che cresce con l’aiuto di un amico immaginario. L’incontro irreale tra i due, alcuni anni dopo, permette di affrontare in maniera naturale i temi dell’amicizia, dell’immigrazione, dell’integrazione, dei minori abbandonati e del traffico di esseri umani. Non ci sono soluzioni facili, l’unico spiraglio di salvezza è la comprensione, l’accoglienza. Non girarsi dall’altra parte quando l’occasione di fare un gesto d’aiuto si presenta. Big Eye è il grande saggio che diventa un umano, con tutti i suoi limiti e le sue fragilità, nel tentativo disperato di dare una spiegazione a tutto il male che tormenta la terra. Livia è un’aspirante scrittrice che vuole parlare all’umanità, trovare le parole più adatte a scuotere le coscienze per salvare il mondo. La sfida più grande è stata per tutti trovare la soluzione, concludere il viaggio, correggere l’errore e ripristinare il contatto in maniera plausibile e qui streghe, stregoni, Madre Natura e altri personaggi fantastici o stravaganti vengono in aiuto, muovono i personaggi e tracciano un sentiero di luce. 

Uno dei temi centrali del tuo libro sembra essere la ricerca di connessioni e di un senso di appartenenza. Cosa ti ha spinto a esplorare questi temi, e cosa speravi che i lettori potessero trarre da queste storie?

Il libro si rivolge soprattutto a giovani lettori. Il titolo è un segnale per loro, un messaggio di errore che conoscono molto bene. Attenzione, si è persa una connessione, si è rotto qualcosa, qualcosa è andato storto. In tutti i racconti c’è un errore da correggere. I personaggi si devono confrontare con una realtà fatta di pregiudizi, paure, violenza, azioni sconsiderate dell’uomo. Questa è la vita. La quotidianità in cui i giovani sono immersi da sempre, sicuramente, ma ora in maniera amplificata dalla potenza dei media. Privati del giusto supporto delle famiglie e della società, questi giovani sembrano fragili e confusi. Il grande errore, a mio avviso, alla base di tutte le disgrazie che colpiscono l’umanità – non sarà niente di originale – ma non è altro che il mancato rispetto della natura, intesa sia come natura umana che come ambiente da cui dipende la vita. Il mondo sembra non funzionare più. Il rischio per molti è di assuefarsi, di pensare che qualunque tentativo di cambiare le cose sia ormai inutile. La speranza è che i giovani potenziali lettori provino innanzitutto piacere nella lettura, ma che colgano anche un segnale positivo, qualche spunto di riflessione, il colore giusto. 

La tua scrittura attraversa sia la realtà che la fantasia con grande maestria. Qual è il tuo approccio alla creazione di mondi fantastici e alla costruzione di ambientazioni così vivide e coinvolgenti?

Le storie dei protagonisti sono viaggi attraverso realtà e fantasia. Il mondo è presente con tutti i suoi drammi. Il peregrinare di Livia, per esempio, tocca i grandi mali della terra dalla guerra ai traffici illegali e ai disastri ambientali sfiorando anche le tragedie dei migranti. Le situazioni sono calate nella realtà, ma i fatti tragici vengono presentati in maniera rapida senza essere dettagliati, sviscerati. Si vuole lasciare spazio alla fantasia che attraverso luoghi e soprattutto personaggi irreali, viene ad alleggerire il racconto, a sdrammatizzare, ad esorcizzare la paura, ma ha anche il compito di facilitare la trasmissione di messaggi ambiziosamente educativi di buona volontà, di coraggio, di impegno, di scelte giuste. 

Infine, cosa consiglieresti ai giovani lettori che cercano di trovare il loro posto nel mondo e di ridipingere la loro realtà con colori più brillanti?

Il mio modesto consiglio ai giovani lettori è innanzitutto la presa di coscienza dell’errore per poter passare in seguito alla ricerca di una nuova connessione, di un nuovo contatto. Tutto questo significa semplicemente rendersi conto di quello che sta succedendo. Non cadere nell’errore di considerare “normalità” i toni spesso cupi del quotidiano (guerre, disoccupazione, stravolgimenti climatici …) che sembrano non lasciare alcuna speranza per il futuro. Non arrendersi perché non tutto è perduto. Uscire dalla negatività e dal pessimismo e rifiutare la noia, la rassegnazione. Credere in una via d’uscita. Il messaggio finale di ogni storia è sempre positivo. Se le generazioni precedenti spesso hanno sbagliato e, nel tentativo maldestro di proteggere i giovani, li hanno lasciati alla deriva con una scala di valori stravolta e senza la capacità di dare una giusta dimensione alle emozioni, tocca a loro rimboccarsi le maniche. Trovare innanzitutto il rispetto per sé stessi come esseri umani dotati della capacità di scegliere e di costruire il loro mondo con i colori della natura, della solidarietà, dell’impegno. Il culto del bello. È un’impresa ardua, ma questa dovrebbe essere la loro battaglia per salvare quello che è e sarà il loro mondo scegliendo i colori della speranza. Detto tra parentesi, so che tutto questo sembra pura utopia, ma come insegnante ho passato una vita tra adolescenti e preadolescenti sempre più nervosi e disarmati, alla ricerca di qualcosa di non ben definito. Ho visto aumentare incertezze e disagi insieme all’illusione di arricchimento facile con il miraggio di professioni comode.  Il tentativo ambizioso di questi racconti è di rivolgersi a loro con un messaggio positivo, cancellare i colori cupi della paura e della violenza per accendere quelli della speranza.

Ringraziamo Gabriella Ceresa per aver condiviso con noi il suo tempo e la sua ispirazione dietro “Oops, qualcosa è andato storto”. Con le sue storie che mescolano realtà e fantasia, ci ha offerto un viaggio indimenticabile attraverso mondi nuovi e emozionanti. Speriamo che i suoi racconti continueranno a ispirare giovani lettori di tutto il mondo a esplorare le loro passioni e a cercare connessioni significative in ogni angolo del mondo e oltre. Grazie ancora, Gabriella, e auguri per tutti i tuoi futuri progetti letterari.

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