Benvenuti al blog del Gruppo Albatros! Oggi siamo felici di ospitare Monica Bock, autrice del libro rivoluzionario “Lo specchio graffiato e il ‘senso’ della depressione”. Questo saggio affronta in modo incisivo e umanamente sensibile il significato e le conseguenze della depressione, un tema ancora troppo spesso sottovalutato nelle sue complesse sfaccettature. Attraverso un viaggio eloquente tra psicanalisi e letteratura, Monica Bock ci invita a esplorare il lato più intimo e umano di una patologia che tocca milioni di persone in tutto il mondo. Con una prosa efficace e una delicatezza straordinaria, l’autrice ci guida attraverso le difficoltà quotidiane affrontate da coloro che combattono contro un’oscurità che consuma energie e speranze. Il suo libro offre non solo una comprensione più profonda della depressione, ma anche una luce di speranza e vicinanza per coloro che ne sono affetti.
Monica, cosa ti ha spinto a scrivere “Lo specchio graffiato e il ‘senso’ della depressione”? Qual è stata la motivazione per affrontare un tema così complesso e delicato?
Mi sono interessata alla tematica della depressione già durante gli ultimi anni dei miei studi universitari, quando ho frequentato come studentessa la Clinica psichiatrica della mia Facoltà di Medicina; e la depressione è stata anche l’argomento della mia tesi di laurea, pur avendo io seguito poi un diverso corso di specializzazione, e quindi un diverso tipo di lavoro in campo medico. La mia passione per la psicanalisi mi ha comunque portato ad interessarmi ancora di psicopatologia ed in particolare di tutti i risvolti e le implicazioni che la depressione riveste, condizionando, in maniera talvolta drammatica, la vita delle persone che ne sono affette. La depressione, però, non è solo una patologia, ed è per questo che ho voluto, con il mio scritto, approfondirne il “significato” e il “senso”.
Nel tuo libro, hai abbracciato sia l’approccio della psicanalisi che quello della letteratura per esplorare la depressione. Qual è stato il ruolo di ciascuna di queste discipline nel plasmare la tua comprensione della malattia e nel trasmettere il messaggio ai lettori?
Tra psicanalisi e letteratura, a proposito di depressione come malattia o come condizione dell’esistenza dell’uomo che percepisce la sua natura finita e imperfetta davanti alle sfide di un mondo sempre più complesso, di fronte al quale spesso di sente impotente, esiste un legame molto stretto. Molti scrittori sono stati depressi e lo sono molti dei loro personaggi, e sono anche costoro che ci hanno permesso di comprendere come la condizione umana non è quella di una bella favola sempre a lieto fine, ma piuttosto un percorso ad ostacoli con molte cadute da cui ci si deve continuamente rialzare, per non lasciarsi sopraffare e cadere in quella che allora diventa la depressione come patologia a cui la psicanalisi direttamente si rivolge.
La depressione è spesso circondata da stereotipi e malintesi. Quali sono, secondo te, i principali miti o fraintendimenti che e persone hanno riguardo questa malattia, e come hai cercato di sfidarli nel tuo libro?
Purtroppo, la “depressione” è quasi sempre stata considerata una vera e propria malattia, con la connotazione “negativa” che le malattie psichiche hanno portato con sé: malattia psichica=malattia mentale. E il malato di mente è stato troppo spesso considerato l’equivalente del “pazzo”, colui che finiva per essere magari internato. Ma essere depressi non significa necessariamente essere malati, e la depressione, prima o poi, è una condizione che tutti noi viviamo e, per superarla, non è sempre necessaria una cura farmacologica.
Nel corso della tua ricerca e della scrittura di questo libro, hai incontrato storie o esperienze che ti hanno particolarmente colpita? C’è qualche momento o testimonianza che vorresti condividere con i lettori?
Molte solo le persone che ho conosciuto e altre ancora oggi ne incontro, nel mio lavoro di medico, che hanno vissuto esperienze di lutto, melanconia e depressione. Ricordo la prima notte di guardia in Pronto Soccorso, all’inizio della mia esperienza ospedaliera, in cui rimasi impressionata da quanto le persone cercavano un aiuto dai medici non solo per un malessere o un trauma fisico ma, tante volte, perché avevano bisogno di parlare e di essere ascoltate per trovare conforto al loro disagio, ed ho imparato che l’ascolto e la partecipazione alla sofferenza del malato sono elementi imprescindibili a cui non può e non deve sottrarsi chi vuole veramente curare. Un caso che mi ha molto coinvolto è stato il dover comunicare alla moglie di un paziente la diagnosi infausta di un tumore maligno che era stato diagnosticato tardivamente perché la sintomatologia era stata sottovalutata da un collega. Purtroppo, il paziente morì a seguito di una complicanza dell’intervento chirurgico a cui fu sottoposto, ed ancora una volta fui io, allora giovanissimo medico, che dovetti dare la notizia dell’exitus alla famiglia. Sentii allora quanto era importante stare vicino alle persone nei momenti di dolore come quelli della morte di un familiare; e trovare le parole adatte a far sentire la mia solidarietà e disponibilità all’aiuto e al conforto è stato fondamentale per consentire alla famiglia di superare angoscia e depressione.
Infine, quale messaggio ti auguri che i lettori portino con sé dopo aver letto “Lo specchio graffiato e il ‘senso’ della depressione”? Qual è il tuo obiettivo principale nel condividere questa opera con il pubblico?
Mi piacerebbe che chi legge riconoscesse che la depressione è una condizione che non deve essere considerata solo una malattia da curare ma ha anche un “senso”, perché è la premessa per prendere coscienza della nostra imperfezione, senza la quale rischiamo di cadere nel falso mito di un superuomo capace di imporsi a chiunque quasi ad essere un dio; ma proprio partendo da questa consapevolezza si può trovare in se stessi la forza per accettarsi e migliorare.
Un ringraziamento speciale a Monica Bock per la sua partecipazione e per aver condiviso con noi la sua prospettiva unica sulla depressione attraverso il potente mezzo della letteratura e della psicanalisi. “Lo specchio graffiato e il ‘senso’ della depressione” promette di essere non solo un’esperienza di lettura illuminante, ma anche un faro di speranza e comprensione per coloro che si trovano ad affrontare questa oscura realtà. Grazie ancora, Monica, per averci ispirato e guidato lungo questo importante percorso.
