GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Appena oltre la cenere – Stefano Faraoni

Benvenuti al blog del Gruppo Albatros, oggi siamo felici di ospitare Stefano Faraoni. Nel suo romanzo “Appena oltre la cenere”, Stefano ci trasporta in due epoche distanti ma interconnesse, offrendoci uno sguardo avvincente e misterioso su periodi di tumulto e trasformazione. Da un lato, ci troviamo nel luglio del 1258, immersi nell’atmosfera gelida e carica di mistero dell’Europa medievale, dove il giovane monaco Thierry si trova ad affrontare prove inaspettate e incontri straordinari. Dall’altro, ci spostiamo nel 2020, in un mondo contemporaneo sconvolto da epidemie, catastrofi naturali e conflitti, dove il protagonista Bonfanti lotta per la sopravvivenza su una piattaforma petrolifera nel Mediterraneo. Con elementi di magia, avventura e suspense, “Appena oltre la cenere” promette di catturare l’immaginazione dei lettori e di condurli in un viaggio indimenticabile attraverso il tempo e lo spazio.

Stefano, da dove è nata l’ispirazione per questo romanzo?

Da un ricordo. Ero ragazzino, forse bambino, quando assistetti in Tv alla proiezione di uno sceneggiato nel quale un personaggio strano, dai contorni non ben delineati, saliva su un’altura (forse c’era un faro), e con dei gesti calmi, lenti, delle mani, prese a governare le nuvole. Apriva degli squarci fra i nembi scuri fino a quando il sereno non si presentò agli occhi della solitudine. Perché queste cose succedono solo quando si è soli. L’idea della natura, della divinità dell’uomo, della presenza sottesa del tempo nei suoi occhi, nelle sue mani, nel vento che gli scompigliava i capelli…

Nel tuo romanzo, si alternano scene ambientate nel passato e nel presente, offrendo al lettore una prospettiva unica e articolata. Qual è stato il tuo processo decisionale nel determinare la sequenza e l’alternanza tra queste epoche? E come hai gestito la transizione tra di esse per mantenere il ritmo e l’interesse del lettore?

In realtà, il tempo viene inteso nel romanzo come un continuum, e la sua visione frammentata da parte degli esseri umani, è frutto solo di un’interpretazione errata di esso. Non a caso, infatti, alla fine del libro, la frattura temporale delle due epoche, così diverse fra loro, viene ricomposta con quello che io definirei un atto d’amore. Per gestire le due epoche ho avuto bisogno di una full immersion nei relativi periodi. La scrittura, la mentalità, i contesti, sono ritagliati su quei periodi, per rendere il più possibile realistiche le situazioni; pur se la fantasia, me ne rendo conto, a un certo punto la fa da padrona. Le parole d’ordine sono: documentarsi e “calarsi”. Il tutto condito, pur nella complessità degli argomenti, sempre da un certo dinamismo, da una certa azione propria del romanzo, almeno nella sua accezione più propria e originaria.

In “Appena oltre la cenere”, emergono molte tematiche complesse e attuali, come la relazione tra l’uomo e la natura, il senso di appartenenza e la ricerca di sé stessi. Qual è l’aspetto di queste tematiche che ritieni più importante o significativo per i lettori, e perché?

La storia nasce fondamentalmente da due elementi: la ricerca di alterità e il bisogno di non attribuire un significato troppo “assorbente” al tempo. Sono due necessità sulle quali ho inteso costruire un progetto più ampio; un romanzo, per l’appunto. Considero questo lavoro un grande messaggio di speranza, di ottimismo, anche se le atmosfere paiono essere, talvolta, un po’ plumbee, gravi. L’idea dell’alterità, del “quid” oltre la cenere della nostra angusta esistenza, in realtà è puro fascino; oltrepassa i confini del contingente e si proietta libera in una dimensione diversa, in quell‘infinito universo e mondi di giordaniana memoria. Il cielo. Il rapporto dell’uomo con la natura alla fine non è altro che rapporto dell’uomo con sé stesso, che contiene elementi di divino (Deus sive natura). Così come, in realtà, il tempo viene inteso nel romanzo come un continuum, e la sua interpretazione frammentata è frutto solo di un’interpretazione errata di esso. Non a caso, ripeto, alla fine del libro, la frattura temporale delle due epoche, così diverse fra loro, viene ricomposta con quello che io definirei un atto d’amore.  

Nel libro, i personaggi principali si trovano ad affrontare sfide straordinarie e incontri inaspettati. C’è un personaggio in particolare con cui ti identifichi di più o che ti ha colpito particolarmente durante la scrittura?

No, non c’è un personaggio in particolare che mi rappresenta. Io penso che quanto più l’autore si allontana da sé stesso, tanto più il lavoro acquisisce una sua maggiore dignità, compiutezza. Stavo per dire “verità”, ma la parola non mi piace. Vorrei dire “realtà”. Realtà condita dalla fantasia, naturalmente. Ora, sappiamo bene che un’alienazione completa è impossibile, tuttavia lo sforzo di astrazione, secondo me, è importante, e già di per sé è un buon viatico per la riuscita di un’opera decente. Se mi si consente: un buon scrittore deve far finta nella migliore maniera possibile che dietro la penna (o il computer) non c’è lui. Una buona storia non è la biografia della propria vita coi correttivi del caso. Quindi, se mi si chiede qual è il personaggio che più mi rappresenta, dico nessuno. Fanno eccezione gli scrittori grandissimi, quelli che si possono permettere di scrivere l’autobiografia in forma romanzata della propria vita, dichiarandolo.

La tua narrazione mescola elementi di realtà e fantasia in modo magistrale. Come hai gestito questo equilibrio durante il processo creativo?

Con la coscienza che una delle cose più belle a vedersi è la linea di confine che, all’orizzonte, separa il mare dal cielo. Su quel bordo meraviglioso succedono le cose migliori. Da una parte sta la realtà, dall’altra l’immaginazione; la creatività, anzi, la creazione, sta su quella linea, e si nutre del mare e del cielo. Se si guarda bene, attentamente, e si attende la notte, l’illusione della separazione finisce. Subentra la notte, dove tutto è bellezza. È la notte il vero segreto. La fiaba vera.

Grazie infinite a Stefano Faraoni per averci accompagnato in questo viaggio attraverso le pagine di “Appena oltre la cenere” e per averci offerto uno sguardo privilegiato sul suo mondo creativo. Con la sua abilità narrativa e la sua capacità di trasportare i lettori in mondi tanto diversi quanto affascinanti, ha confermato il suo talento e la sua versatilità come scrittore. Non vediamo l’ora di seguire i suoi futuri progetti e di continuare ad essere rapiti dalle sue storie avvincenti. Grazie ancora e buona lettura!

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