GRUPPO ALBATROS IL FILO PRESENTA: Nuove immagini II edizione – Iacopo Milana

Parlare di poesia è approfondire gli aspetti più intimi e personali dell’animo umano: svelarli metterebbe da parte tutto l’incanto, ma suggerirli con parole dense ed evocative permette di creare un legame inscindibile tra le corde interiori del poeta e del lettore. Di questa levità si compone la raccolta poetica “Nuove Immagini – II ed.” e pubblicata per Gruppo Albatros Il Filo. Ne abbiamo parlato direttamente con l’autore della silloge Iacopo Milana.

Nelle sue poesie del libro “Nuove immagini”, emergono chiaramente il tema dell’Altrove e uno spazio cosmico sospeso. Cosa l’ha ispirata a esplorare questo concetto nella sua scrittura?

Il tema dell’Altrove è un tema fortemente simbolico, un termine che rimanda ad una dimensione diversa appunto, ma nulla di completamente o soltanto astratto. L’Altrove è quel cambiamento che dovremmo attuare dentro di noi, cambiando il nostro sentire, che è diventato materialistico e troppo legato alle apparenze; non per tutti è così certo, ma in una società sempre più massificata, dove è oscurata la nostra parte umana, e che ci contraddistingueva, dove sono oscurati i sentimenti positivi, dove è venuto meno il dialogo tra mente e cuore, dovremmo attuare un cambiamento, che ci riporti ad essere più umani appunto. L’Altrove, quindi, non è una dimensione soltanto cosmica ultraterrena, l’Altrove è qui, deve essere la capacità di ritrovare un sentimento umano sincero, un atteggiamento di ritrovata umanità, di attuare quel cambiamento in noi e che si rifletta in un cambiamento totalizzante.

La ricerca dell’Altrove sembra essere una necessità prepotente all’interno delle sue poesie. Qual è il significato di questo desiderio di un luogo diverso e come si relaziona alla condizione umana?

Si può collegare la risposta a questa domanda a quella precedente. La relazione dell’Altrove con la condizione umana odierna e, quindi, la sua realizzazione è un percorso arduo, difficile, che va appunto risvegliato dentro se stessi. Il desiderio dell’Altrove non è altro che metafora della volontà e la decisione di cambiamento, di vedersi cambianti interiormente, di vedere la nostra quotidianità cambiata, di riscoprire sentimenti più puri. L’Altrove nella condizione umana deve essere inteso anche come la ricreazione di un nuovo rapporto con il Mondo e con al Natura, quelle forze vitali che stiamo schiacciando e che, di conseguenza, schiacciano noi stessi per la stessa necessità di sopravvivenza. Si può dire che anche la Natura è quell’Altrove, in cui poter ritrovare quella dimensione umanamente viva che abbiamo perso, appunto.

Il “vuoto” profondissimo menzionato nelle sue poesie sembra andare oltre i confini dell’umano. Può spiegare meglio questo concetto e come ha cercato di trasmetterlo attraverso le sue parole?

La perdita dell’umanità, la perdita di valori e principi etici e morali, la lontananza, la massificazione, la violazione e la violenza perpetrate verso i nostri simili (e non soltanto), verso il Mondo in cui viviamo, verso la Natura, tutto questo, e sicuramente molto altro, io intendo per ‘vuoto’. Un consumare, uno svuotare, che nascono in noi, a causa della vuotezza della società attuale, fatta di apparenze e materialità. Ognuno di noi, come per riflesso, come per una reazione a catena, dà origine al proprio vuoto, sentendosi molte volte inadatto ad una realtà che ci vuole omologati. Questo è il principale ‘vuoto’ da combattere, quello che volendo o non volendo, di riflesso o per propria volontà, creiamo in noi per sentirci parte di un tutto. Dovremmo tornare a riempire le nostre vite di ciò che più ci piace, di ciò che più si addice alla nostra personalità, di ciò che davvero potrebbe renderci felici e colmi, a prescindere dagli sguardi dell’altra gente e di quel che vorrebbero da noi.

Nel suo libro, si parla di ottenere ciò che la Terra “non può dare”. Quali sono alcuni esempi di ciò che cerca di rappresentare con questa affermazione e quali sentimenti o emozioni vuoi evocare nei lettori?

“Quel che la terra non può dare” di nuovo è una palese metafora circa l’agire dell’uomo, da intendersi non solo come individuo sociale, ma anche politico, che, per la sua smania di possesso e desiderio, di controllo e non accettazione delle diversità e della singolarità, per la voglia di prevaricare sui suoi simili, sta cancellando la libertà di essere, di sentire, di emozionarsi, di esprimersi. In questo caso, il termine terra è in minuscolo apposta, proprio perché non si riferisce al nostro pianeta o alla Natura, che sono vittime di questo modus operandi tipico della nostra società, ma si riferisce all’uomo in quanto terrestre e abitante di questo pianeta. Appunto, nella poesia Altrove, in cui troviamo questo verso, si innesca una lotta tra la profondità dell’Essere e la superficialità dell’esistenza umana, fatta di apparenza più che di vero sentire.

Lo spazio esteriore fatto solo di “apparenze che non appartengono” sembra portare con sé un senso di mistero e straniamento. Come ha affrontato questo tema nelle sue poesie e quali messaggi intende comunicare attraverso questa visione dell’universo?

La poesia Ogni tanto può essere la risposta a questa domanda, perché, proprio per ciò che si è detto fino ad ora, se ci guardiamo intorno, limitiamo il nostro sguardo a ciò che ci gira intorno e non oltre il nostro naso, come scrivo nella poesia. In una realtà che ci vuole aridi, ci siamo disabituati a osservare con riflessione, quello che già il caro Signor Pirandello chiamava Sentimento del Contrario. Crediamo che oltre la nostra realtà non ci sia altro, non ci siano gli altri, non ci sia la Natura, non ci sia il nostro Mondo, non ci sia un Universo. Siamo ormai abituati a tenere la testa bassa, un po’ perché forse qualcuno ce lo impone o perché guardiamo di più il nostro smartphone che le bellezze che ci circondano: siamo ormai disabituati a guardare gli alberi, il cielo, il sole, le stelle. Non riteniamo più di essere parte di un sistema cosmico, ma riteniamo di esserne il centro, così come si credeva che fosse in un passato ormai remoto e decisamente superato. Questa è una visione erronea che si è insediata di nuovo in noi. Finché non si tornerà ad aprire il nostro sguardo agli altri e all’Universo, ad aprire la nostra mente e il nostro cuore all’unisono, si continuerà a fare del male, a sé stessi e agli altri: ‘io non voglio sentirmi come tanti, che pensano che la Vita è soltanto quella che gira intorno ai loro nasi’.  Infine, la poesia Ci Incontreremo sicuramente riassume tutti questi miei concetti, augurandoci che potremo di nuovo incontrarci come esseri umani, oltre questo, oltre quello, oltre tutto, oltre tutte le differenze.

Avere l’occasione di sbirciare nell’universo poetico di “Nuove Immagini – II Ed.” è stata per noi un’esperienza piacevole e suggestiva, desideriamo quindi ringraziare Iacopo Milana per il confronto che ci ha concesso e per aver condiviso altri frammenti di sé con il lettore. Grazie anche a voi lettori di essere giunti fin qui: buona lettura e alla prossima intervista.

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